Veldriss ha scritto: ↑7 novembre 2026, 16:47Leghiamo invece un paio di voti al successo del tiro di un dado... e più passano i turni, più la probabilità di successo aumentano.
Proverei i tre tiri che hai indicato per
Magonza, Colonia e Brandeburgo, mantenendo
5 voti su 7. Dopo aver rivelato insieme i biglietti, si tira
1d8 separato per ciascuno dei tre voti di cui è stata soddisfatta la condizione. Magonza richiede l’impegno di non aggressione, Colonia il sostegno del Papa e Brandeburgo il VF disponibile. Il voto passa se il dado fa
strettamente meno di turno corrente + LT dell’Impero. I tre tiri sostituiscono il requisito aggiuntivo di un appoggio esterno.
A
LT II ciascun tiro riesce con
1–3 al turno 2 (37,5%),
1–5 al turno 4 (62,5%) e
1–7 al turno 6 (87,5%). Dal turno 7 riesce automaticamente, se la condizione per tirare è soddisfatta. Così l’incertezza pesa soprattutto nei primi scrutini.
Per la
dote del Palatinato, tirerei
1d4 × 100 Fiorini in pubblico alla prima convocazione, prima di scrivere i biglietti. Terrei quella cifra anche per le Diete successive, così rinviare non fa rinegoziare la dote. Si paga alla banca se l’Impero l’ha impegnata e Rodolfo è eletto. Per
Brandeburgo terrei il VF legato alla guarnigione della sede. Dopo averlo impegnato devono restare almeno tanti VF quanti ne richiede il livello di Ribellione del territorio, già calcolato con i modificatori. Il VF si rimuove dal gioco se il tiro dà il voto e Rodolfo è eletto, come per gli altri impegni dell’Impero. La Francia spende i suoi
50 Fiorini se protesta, senza azione diplomatica, anche se l’elezione fallisce.
Esempio aggiornato. Al turno 4, con LT II, l’Impero ha una Cattedrale,
LEGGE e impegna la dote. Ha quindi tre voti certi. La Francia blocca il seggio bavarese. Se l’Impero ha predisposto Magonza e Brandeburgo e il Papa sostiene Rodolfo, servono almeno due successi su tre tiri (circa
68%). Se il Papa si astiene, devono riuscire entrambi i tiri rimasti (circa
39%).