ORDINI RELIGIOSI - SANTI, TEOLOGI, STUDIOSI

Commercio, istituzioni, usi e costumi, istruzione...
 

RELIGIONE

Messaggio da leggereda Veldriss il 3 giugno 2009, 13:25

Appunti

Sistema di notazione musicale: Nel decimo, undicesimo e dodicesimo secolo i compositori e gli esecutori della musica diedero espansione alla liturgia in diverse maniere. Furono create nuove festività (con le relative musiche per le messe e le varie funzioni), e fu creata nuova musica per il canto ordinario. Inoltre la pratica liturgica del passato fu copiata e diffusa grazie alla notazione sul pentagramma. I precedenti stili di notazione presupponevano che il lettore avesse già ascoltato il brano in questione; ma Guido d'Arezzo (nato circa nel 991, morto dopo il 1033) contribuì alla creazione di una nuova notazione che specificava l'altezza di ogni nota di una melodia grazie al pentagramma: un insieme di linee orizzontali e di spazi, con uno o più simboli che indicavano la chiave di do, di fa o, talvolta, di sol. Guido sviluppò anche un sistema per poter cantare a prima vista che comprendeva la solennizzazione, utilizzando sillabe pre-assegnate per particolari tonalità. Il sistema di Guido si serviva degli esacordi, composti da sei note con solo un mezzotono fra la terza e la quarta e un tono intero in tutti gli altri intervalli (do--re--mi-fa--sol--la), per cantare una melodia di maggiore ampiezza, "mutata" o passata da un esacordo a un altro. La cosiddetta "mano guidoniana" assegnava ogni nota e i suoi nomi esacordici alle articolazioni della mano, e serviva quindi da espediente mnemonico. Le note esterne alla mano, compresi tutti gli accidenti tranne il si bemolle, erano chiamate "musica ficta".

Canti corali: I canti corali erano sviluppati dai monaci e dai sacerdoti. I canti, molto elaborati, erano un modo per porsi in diretta comunione con Dio. Il cristianesimo non era l'unica religione monoteistica che usasse i cori (anche l'Islam li aveva), ma il cristianesimo fu la religione che portò il canto corale a grandi altezze, perché l'intera funzione era una combinazione di canti corali con assolo.

Tappezzerie: Le tappezzerie divennero un importante strumento per mantenere il calore negli edifici di pietra. Erano usate principalmente dai nobili e dal clero, perché la gente comune non poteva permettersele. I popolani, comunque, spesso godevano di un migliore isolamento termico nelle loro casupole di legno.

Decorazioni stravaganti: Le stravaganti decorazioni di molte chiese simboleggiavano la completa sottomissione a Dio, ma avevano anche la funzione ideologica di impressionare le masse con la possenza della chiesa e di Dio. Uno degli aspetti negativi di tale stravaganza era il fatto che rappresentava un enorme spreco di denaro in un'epoca in cui la maggioranza della popolazione viveva in uno stato di povertà e di fame.

Il celibato clericale: Il celibato clericale venne introdotto per contrastare l'usanza dei vescovi e dei sacerdoti, sempre più diffusa, di lasciare in eredità ai loro figli i terreni della chiesa. Il celibato impedì al clero di avere eredi, e l'usanza comune era che le terre della chiesa tornassero alla chiesa stessa dopo la morte di un prelato.

Lettere di indulgenza: Le lettere di indulgenza erano un modo per semplificare il procedimento che permetteva di ottenere il perdono per i propri peccati; attendere in fila nelle chiese per ricevere l'assoluzione era un processo molto lento e inefficiente. Questa pratica, però, fu presto commercializzata e divenne ripugnante agli occhi delle persone oneste.

L'Inquisizione: Questa istituzione fu creata per mantenere il controllo del gregge, per fermare le eresie e per reindirizzare chi aveva interpretato male le sacre scritture; divenne presto, però, un apparato di oppressione e di terrore. Iniziò a strappare confessioni con raccapriccianti torture, dopodiché condannava gli sventurati a essere bruciati vivi.

Liturgia formalizzata: Durante l'epoca medievale l'affinamento delle leggi e delle pratiche canoniche creò una liturgia unificata e una funzione stabile della chiesa e dei suoi sermoni. Ciò fu visto da alcuni come un progresso, ma come uno sclerotico conservatorismo da altri.

Giubileo: Era una grande festività che celebrava un fatto importante nella vita di un santo o di un apostolo. Era anche un'opportunità per risolvere conflitti interni della chiesa.

Ascetismo: Ascetismo significava seguire la propria inclinazione morale con disciplina ferrea. Era importante soprattutto per i monaci, ma era visto dalle masse come una virtù per tutti gli uomini di chiesa, mentre l'antitesi dell'ascetismo era malvista dalla maggior parte della gente.

Povertà apostolica: Era il principio secondo cui la chiesa e il clero, compresi i monaci, non avrebbero dovuto avere possessi terreni e, come Cristo e gli apostoli, vivere delle decime e delle offerte spontanee della gente. La vocazione religiosa era puramente spirituale, e le cose di questo mondo appartenevano ai laici e al governo civile. Se questo principio fosse stato applicato la chiesa non sarebbe stata corrotta dai possedimenti terreni, ma d'altra parte non avrebbe neanche potuto competere efficacemente con i signori secolari per il potere in Europa.

Interpretazioni critiche della Bibbia: Erano interpretazioni della Bibbia che puntavano l'attenzione su cose diverse dagli insegnamenti ufficiali ed erano spesso molto critiche nei confronti delle interpretazioni ufficiali della chiesa. Ciò sviluppò la religione, ma allo stesso tempo distrusse l'unità e creò conflitti.

Traduzioni della Bibbia: Erano traduzioni della Bibbia nella lingua locale, che rendevano possibile alla gente comune leggere la Bibbia e riflettere autonomamente su temi teologici. La chiesa ufficiale si oppose accanitamente alle traduzioni, perché le facevano perdere il controllo sulle masse.

Pensiero critico: Il pensiero critico è sempre stato presente ma, dopo l'introduzione delle traduzioni della Bibbia, prese nuove strade che avrebbero successivamente portato alla riforma della chiesa.
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Re: Religione: appunti

Messaggio da leggereda GATTONE il 12 giugno 2011, 10:10

La descrizione dell'Inquisizione è riferita alla leggenda nera che purtroppo è ancora diffusa ed insegnata nelle scuole italiane...
Potrei suggerire diversi libri che mitigano la leggenda nera dell'inquisizione? Compreso un manuale di Eymerich...
Ormai diversi storici medievali hanno scoperto e pubblicato documenti che provano una relativa mitezza dell'Inquisizione...
In sostanza abusi, torture ci furono ma non erano una pratica diffusa e autorizzata dal papa... Anzi veniva sconsigliata (Eymerich per primo nel suo manuale diceva che era una pratica dannosa per la Chiesa, per la Fede e per la giustizia).
Non sto dicendo che l'inquisizione fosse pace&amore (non mi azzarderei mai, sarebbe una idiozia affermarlo :lol: ) ma che le torture e gli abusi non erano affatto la regola, furono effettuati a livello personale da alcuni inquisitori...
C'è tutto un regolamento su come praticare la tortura, per quanto tempo, su che soggetti, in presenza di chi...

Poi bisognerebbe precisare che non tutte le eresie erano pacifiche... Gli anabattisti a Munster ridussero la cittadinanza alla coprofagia ed al cannibalismo, mentre i capi si sbattevano ogni donna andando in giro dicendo "il mio spirito brama la tua carne"... Alcune frange di Hussiti calavano nudi dai monti con spade e fuoco a bruciare e stuprare villaggi...

Un saluto
GATTONE
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Francescani spirituali

Messaggio da leggereda Veldriss il 17 novembre 2012, 16:20

Con l'espressione Francescanesimo spirituale si possono intendere due fenomeni, strettamente collegati, della storia dei primi due secoli del movimento francescano.[1]
In senso più ampio, si parla di Francescanesimo spirituale in riferimento ad una corrente ampia e diversificata, già individuabile persino negli anni in cui Francesco d'Assisi era in vita. Alcuni frati, infatti, aspiravano ad una povertà assoluta e senza compromessi, e dopo la morte di Francesco chiesero di vivere secondo un'interpretazione letterale della Regola sine glossa (cioè senza interpretazioni ufficiali che ne sminuissero la portata), e secondo il Testamento dello stesso Francesco, al quale il resto dell'Ordine non riconosceva autorità normativa.
In senso più specifico, invece, parlando di Spirituali si indica un movimento ben preciso che sorse a metà degli anni settanta del XIII secolo e durò una cinquantina d'anni, in due contesti locali ben individuabili (e molto diversi tra loro): le città di lingua occitana dell'attuale Francia meridionale, che furono teatro della predicazione del frate Pietro di Giovanni Olivi, e gli eremi dispersi tra le montagne dell'Italia centrale, i cui frati avevano i loro punti di riferimento in Angelo Clareno e Pietro da Macerata, detto fra' Liberato. Questi gruppi di frati (e nel caso della Francia anche di beghine, beghini e altri sostenitori laici, tra i quali spiccava Arnaldo da Villanova) sicuramente appartenevano alla più vasta corrente descritta precedentemente, ma avevano anche alcuni tratti comuni ben identificabili: una forte attesa apocalittica dell'arrivo dell'Anticristo e del rinnovamento della Chiesa, la critica più o meno esplicita contro le autorità della Chiesa (particolarmente contro papa Bonifacio VIII) e dell'Ordine (soprattutto il ministro generale Giovanni da Morrovalle) e, spesso, il tentativo di imporre al francescanesimo uno stile di vita più tipicamente eremitico.

La dissidenza francescana prima degli Spirituali
Una corrente di sostenitori della povertà assoluta (frati che, infatti, erano spesso chiamati Zeloti, o Zelanti) era già viva alla morte di san Francesco. Alcuni frati, infatti, in contrapposizione con l'ala meno rigorista dell'Ordine (che spesso veniva chiamata semplicemente la Comunità), volevano mantenersi strettamente fedeli all'esempio di san Francesco, vivendo in assoluta povertà (sia come singoli, sia come conventi, sia come Ordine) e rinunciando ad ogni privilegio, soprattutto alle dispense, spesso concesse dal Papa, all'osservanza letterale della Regola.
Verso la metà del XIII secolo, alcuni di questi francescani più rigoristi (rimasti tuttora anonimi) scoprirono una singolare coincidenza tra le loro aspirazioni e le attese apocalittiche di Gioacchino da Fiore, che preannunciava l'avvento di un'era in cui lo Spirito Santo avrebbe guidato l'umanità e rivelato il senso più profondo delle Scritture, al di là della loro interpretazione letterale. Secondo Gioacchino, nell'età dello Spirito sarebbe nata una Chiesa priva di gerarchia e guidata da "uomini spirituali": quei Francescani si riconobbero negli "uomini spirituali" attesi dall'abate di Fiore, e cominciarono addirittura a produrre o rielaborare altre opere che attribuivano allo stesso Gioacchino (Commento al profeta Geremia, Liber de Flore, etc. Vale la pena di ricordare che le profezie di Gioacchino da Fiore, anche se erano state dichiarate eretiche dopo la morte dell'abate calabrese, continuavano ad avere una diffusione quasi inarrestabile ed influenzarono moltissimi movimenti ereticali del Medioevo.
Il divieto emesso dal II Concilio di Lione (1274) di dare vita a nuove congregazioni religiose rispetto a quelle già autorizzate dal Lateranense IV colpì movimenti ancora fluidi e in attesa di approvazione ecclesiastica, variamente legati ad aspirazioni di vita povera e radicalmente evangelica: fra gli altri, i Saccati in Occitania, gli Apostoli in Italia centro-settentrionale, nonché settori rigoristi dei Francescani, primi nuclei della dissidenza degli Spirituali e dei Fraticelli consolidatisi nei decenni successivi. Il loro rifiuto di allinearsi alle disposizioni conciliari (rientrando o rimanendo sotto la disciplina di un Ordine già esistente) fece sì che nei loro confronti si attuassero procedure repressive, culminate nel carcere a vita e poi nel rogo per Gherardo Segarelli e in una carcerazione ultradecennale per gli esponenti più in vista dei rigoristi francescani.

La nascita del movimento degli Spirituali
La questione degli Spirituali comincia a delinearsi esplicitamente nel Capitolo generale del 1282 (convocato a Strasburgo). Il Capitolo affida a sette maestri dell’Università di Parigi (tra i quali i futuri ministri generali Arlotto da Prato e Giovanni Minio da Morrovalle) l’esame delle opinioni di Pietro di Giovanni Olivi. Questo esame sfocerà nella condanna di trentaquattro proposizioni dell’Olivi in materia di "uso povero dei beni materiali" (usus pauper): un memoriale con l’elenco di queste proposizioni è mandato a tutti i conventi di Provenza, e in un documento (Littera septem sigillorum) vengono enunciate ventidue affermazioni che Olivi deve sottoscrivere in segno di ritrattazione. Olivi inizialmente accetta di sottomettersi, anche se in seguito affermerà di essere stato costretto senza che gli fosse data la possibilità di sostenere le proprie ragioni. Il successivo capitolo di Milano (1285) proibirà a tutti i frati la lettura delle opere di Olivi.
Alla fine del XIII secolo e nei primi anni del XIV secolo, il movimento in cui i dissidenti francescani si organizzano comincia ad assumere vaste proporzioni.
Essi trovano una certa protezione soprattutto da parte di alcuni re e persino alcuni cardinali (ad esempio Napoleone Orsini), anche se normalmente continueranno ad essere osteggiati dalla maggior parte dei frati e da quasi tutti i papi dell'epoca.
Si verificò però una significativa eccezione: il papa Celestino V concesse ai seguaci di Angelo Clareno l'indipendenza dal resto dell'Ordine (indipendenza poi annullata dal successore Bonifacio VIII). Ma eccezione fu, in parte, anche papa Clemente V, che inizialmente studiò delle soluzioni per recepire le istanze degli Spirituali.
Il Capitolo elettivo di Anagni (maggio 1296) fu poco più che una finzione giuridica, per confermare la rinuncia forzata da parte del ministro generale Raimondo Gaufridi, un occitano che sicuramente nutriva una certa ammirazione per gli Spirituali legati ad Olivi, e la nomina di Giovani da Morrovalle, fermamente voluta da Bonifacio VIII. Il problema degli Spirituali entrava così nel vivo. Se Celestino V aveva concesso al gruppo di Liberato e Clareno la possibilità di uscire dall’Ordine, Bonifacio VIII, subito dopo la sua elezione, annullò la concessione del suo predecessore.

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DOSSIER: ALLA RICERCA DEL "VERO" FRANCESCO

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2012, 1:18

"Articolo estrapolato dalla rivista MEDIOEVO - ottobre 2010"

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LA VITA NEL MONASTERO

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2012, 1:19

"Articolo estrapolato dalla rivista FOCUS STORIA COLLECTION - MEDIOEVO - 2011"

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DOSSIER: ORA ET LABORA

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2012, 1:22

"Articolo estrapolato dalla rivista MEDIOEVO - gennaio 2012"

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PROTAGONISTI: BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2012, 1:30

"Articolo estrapolato dalla rivista MEDIOEVO - febbraio 2011"

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Clarisse Urbaniste

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2012, 1:33

Le Clarisse Urbaniste (in latino Ordo Sanctae Clarae regulae Urbani IV) sono monache dell'ordine fondato da santa Chiara d'Assisi nel 1212 che adottano la regola mitigata da papa Urbano IV nel 1263: pospongono al loro nome la sigla O.S.C.Urb.

Storia
Dalla fondazione dell'ordine (19 marzo 1212) alla promulgazione della prima regola trascorsero quaranta anni: in questo periodo sorsero numerosi monasteri di clarisse, tutti sottoposti alla regola benedettina ed ispirati all'insegnamento di Chiara e Francesco d'Assisi.
Solo dal 1218 Ugolino di Segni iniziò a dedicarsi alla stesura di una Regola, ma l'opera non fu breve; divenuto papa col nome di Gregorio IX nel 1227, il 17 settembre del 1228 concesse alle clarisse del monastero di San Damiano la bolla del Privilegio della Povertà, che proibiva a chiunque di costringere le religiose ad accettare donazioni.
La regola formulata da Gregorio IX, che prevedeva l'estensione a tutti i monasteri di clarisse del Privilegio della Povertà, fu rivista ed approvata da Chiara e promulgata da papa Innocenzo IV il 9 agosto del 1253.
Ma diversi monasteri rifiutarono il rigore della nuova regola per cui il cardinale protettore dell'ordine, Gaetano Orsini, compose una nuova regola approvata da Urbano IV il 18 ottobre 1263 (la cosiddetta regola Urbaniana) che permetteva però alle religiose di possedere beni in comune: le clarisse dei monasteri che accolsero la regola di papa Urbano assunsero il nome di Urbaniste.

Attività e diffusione
Le clarisse Urbaniste sono monache di clausura dedite alla preghiera contemplativa e soggette alla direzione spirituale dei frati dell'Ordine dei Minori Conventuali, di cui costituiscono il secondo ordine.

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Servi di Maria

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2012, 15:54

L'Ordine dei Servi di Maria, anche detti Serviti, in latino Ordo Servorum Beatae Virginis Mariae (sigla O.S.M.), è un ordine mendicante della Chiesa cattolica. Venne fondato a Firenze, probabilmente nel 1233, da un gruppo di sette persone, poi conosciuto come i sette santi fondatori.

Dalle origini all'approvazione
Fin dall'antichità nella Chiesa cattolica molti laici, uomini e donne, decidono di seguire il Vangelo di Cristo più radicalmente. Lasciate le loro occupazioni conducono una vita penitente nelle proprie case o negli eremi. Spesso si formano nuovi gruppi religiosi che si chiamano, nel Medio Evo, "penitenza", "poveri di Cristo", "umiliati", "battuti". La tradizione vuole che l’Ordine dei Servi di Maria sia nato nell'anno 1233 a Firenze, ma i primi documenti risalgono all'anno 1245 e sono relativi a una comunità di uomini penitenti ritiratisi a vita eremitica e comunitaria sul Monte Senario.
Un gruppo di sette laici abbandona le proprie attività per ritirarsi a vita comune di penitenza, povertà a preghiera. Si ritirano dapprima al Cafaggio, dove oggi sorge la basilica della Santissima Annunziata, poi si spostano sul Monte Senario. Ben presto lasciano anche il Monte e, per l'ampio numero di persone che si sono unite a loro, fondano nuove comunità. Nascono, così, i conventi di Siena, Città di Castello e Borgo Sansepolcro, oltre a quelli di Firenze e del Monte Senario. Si nota quindi che la prima area di espansione dell'ordine sono così le regioni della Toscana e dell'Umbria. Da lì l'Ordine si volge verso la zona emiliana dove fonderà il convento di Bologna, primo di una serie di fondazioni emiliane. Vi sono poi notizie di conventi in Germania. L'espansione dell'Ordine porterà quindi, pare negli anni '70 del sec. XIII, ad una organizzazione in provincie religiose: Toscana, Patrimonio, Romagnola, Germania.
Per una disposizione del Concilio Lateranense IV (1215), ribadita poi dal Concilio di Lione II (1274), l’Ordine rischia la soppressione. L'azione dei priori generali, Filippo Benizi prima e Lottaringo da Firenze in seguito, grazie ad un'instancabile opera, tra cui spicca l'intervento di pace condotto da Filippo nella città di Forlì, ottengono progressivamente di perpetuare l'Ordine.
Sempre a Forlì, dove i frati fin dal XIII secolo hanno un convento in città, mentre Filippo Benizi tenta di riportare la cittadinanza, ribelle al Papa Martino IV (1282), a più miti consigli, avviene il famoso incontro con un giovane fortemente contestatore, Pellegrino Laziosi, che pare aver perfino schiaffeggiato il Benizi. Proprio un incontro così burrascoso porta, pochi anni dopo, alla conversione di Pellegrino Laziosi, che diventa poi il santo più noto di tutto l'ordine dei Servi di Maria.
Trent'anni dopo, papa Benedetto XI, domenicano, nel 1304, con la bolla Dum levamus (indirizzata al priore generale fra Andrea Balducci da Sansepolcro) approva la Regola e le Costituzioni del Servi di Maria. L’Ordine conta, all'epoca, circa 250 frati, 27 conventi in Italia, suddivisi in quattro province religiose, e 4 in Germania.

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Sette santi fondatori

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2012, 23:06

I Sette Santi Fondatori, come dice il nome, furono i primi Padri fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria (OSM), oltre a Filippo Benizi. Secondo la Legenda de Origine Ordinis, la principale fonte letteraria datata ai primi decenni del secolo XIV, fu un gruppo numericamente ben determinato, ossia, di sette, e appellato septem viri (11 volte nella Legenda), septem fratres (8 volte). I primi fratres, parentes, inceptores, conditores della religiosa famiglia dei Servi di Maria furono anche tutti fiorentini (n. 15).

Biografia
Molti anni prima del 1233 i Sette vissero nelle loro famiglie da perfetti cristiani e si associarono alla Societas Sanctae Mariae (n. 18). Cominciarono inoltre a conoscersi, ad unirsi in grande amicizia (n. 29). Anche nel mondo erano "innamorati della Madonna": Dominae nostrae praecipui amatores, e per questa ragione, anche se non erano frati, vollero appellarsi "Servi di Santa Maria" e "dedicarsi al suo servizio" (n. 18).
In seguito a ciò, sempre secondo la Legenda, la Madonna ispirò loro il desiderio di abbandonare il mondo e riunirsi in vita comune (n. 30). Determinò il giorno in cui avrebbero dovuto mettere in esecuzione il loro proposito (n. 31). Allo stesso inizio dell'Ordine, quando i Padri si riunirono per dargli origine, subito furono da tutti comunemente chiamati: "Frati Servi della Beata Vergine Maria", non sapendo essi da dove e da chi venisse questo nome. Da ciò consegue che questo nome «...fu propriamente largito ai primi Padri da Nostra Signora, la B. Vergine Maria, a voce di popolo, per divina ispirazione...» (n. 32).
Dopo aver disposto delle loro case e delle loro famiglie, e lasciando a queste ultime il necessario, distribuirono il resto ai poveri e alle chiese; "presero tutti dapprima un mantello ed una tonaca di panno bigio" (n. 30); si ritirarono tutti e sette in una casupola posta fuori della città (n. 31). Il fascino della loro santità attirò quotidianamente, visitatori senza numero, per cui venivano "continuamente impediti nel loro desiderio di contemplazione". Decisero perciò di ritirarsi sul Montesenario, a 18 km, da Firenze e, come scrive la Legenda, «Dio mostrò questo Monte mediante ispirazione ai detti nostri Padri e li animò ad ascendervi e ad abitarvi, per soddisfare al loro desiderio.»(n. 40)
Sul Montesenario edificarono un mistico tabernacolo, fondato sull'umiltà, costruito con la loro concordia, conservato dalla loro povertà, abbellito dalla loro purezza e completato col loro buon esempio (n. 44). I Sette in seguito incominciarono ad accettare soci alla loro vita di preghiera e di penitenza e a fondare altri conventi (nn. 48 e 49). Nel 1244-1245 strinsero amicizia, a Firenze, con san Pietro Martire da Verona, domenicano, che, sempre secondo la Legenda, ebbe conferma dalla Madonna della Regola di Sant'Agostino, all'abito e al nome del nuovo Ordine Religioso (nn. 52, 53).

I nomi dei Sette Santi
Queste le singole figure dei Sette Santi Fondatori, i cui cognomi furono aggiunti solo nei secoli XV-XVI.
Buonagiunta da Firenze (Manetti), documentato il 7 ottobre 1251; priore generale nel 1256; deceduto nel 1257; fu sepolto a Montesenario, vicino all'altare maggiore della chiesa.
Buonfiglio da Firenze (Monaldi), secondo la tradizione il primo dei Sette e loro capo; priore di Montesenario il 17 marzo 1250, allorché il vescovo di Siena Buonfiglio concedette licenza per la costruzione in città della chiesa e del convento di Santa Maria di Cafaggio, oggi basilica della Santissima Annunziata di Firenze. Nel 1251-1252 visse anche lui a Cafaggio, dove ricevette nell'Ordine il giovane Filippo Benizi. Morì, secondo la tradizione, il 1º gennaio 1262 e fu sepolto a Montesenario.
Amadio da Firenze (Amidei), che pare abbia trascorso tutta la vita nel convento di Montesenario. La tradizione vuole che, alla sua morte avvenuta nel 1266, tutti i Padri vedessero una fiamma di fuoco salire in alto, segno e simbolo questo del suo amore verso Dio, come indica il suo nome.[senza fonte]
Manetto da Firenze (dell'Antella), priore del convento di Lucca nel 1264, fu eletto nel 1265 Generale dell'Ordine. Rinunziò al generalato nel 1267 ed ebbe per successore Filippo Benizi.
Uguccione da Firenze (Uguccioni), forse priore di Montesenario nel 1259, di famiglia a Città di Castello il 21 agosto 1255, e compagno di Sostegno e di Filippo allorché quest'ultimo, secondo la Legenda B. Philippi del secolo XIV, guarì un povero lebbroso. Morì nel 1282, a Montesenario, dopo essere ritornato dal Capitolo Generale di Viterbo, nello stesso giorno e nella stessa ora dell'amico Sostegno.
Sostegno da Firenze (Sostegni), ricordato nella Legenda de Origine anche come zio di fra Lapo da Firenze (28); forse vicario generale in Francia. Morì nel 1282 (v. sopra) e fu sepolto insieme agli altri fondatori a Montesenario.
Alessio Falconieri, il più noto dei Sette Santi. Umile, desideroso di penitenza, anche in vecchiaia si dedicò ai lavori materiali e alla cerca (elemosina casa per casa), nonostante gli incomodi dell'età e della stagione (Legenda de Origine). Protesse i giovani dell'Ordine e impiegò i danari delle vestimenta che gli spettavano (un'usanza dei Servi) per inviare i più meritevoli di loro a studiare alla Sorbona di Parigi. Visse quasi 110 anni e morì nel 1310.

Il culto
I Sette Santi Fondatori furono canonizzati da papa Leone XIII il 15 gennaio 1888. La loro festa oggi è celebrata il 17 febbraio.

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