IL SISTEMA FEUDALE, I COMUNI, LE SIGNORIE

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IL SISTEMA FEUDALE, I COMUNI, LE SIGNORIE

Messaggio da leggereda Veldriss il 15 novembre 2012, 15:21

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Re: IL SISTEMA FEUDALE - TITOLI E INCARICHI

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 19:20

Elementi fondamentali del rapporto vassallatico-beneficiario
A livello teorico erano tre gli elementi fondamentali e caratterizzanti del sistema vassallatico-beneficiario:
Elemento reale: honor o beneficium dato in concessione dal dominus o senior al vassus (parola di origine celtica che significava "giovane"); si trattava di un bene materiale (terre o beni mobili o uffici remunerati a vario titolo)
Elemento personale: la fedeltà personale del vassus era garantita da un rito, l'homagium ("omaggio"), la cui etimologia testimonia la natura. Deriva infatti da homo, ed era una sorta di cerimonia durante la quale il vassus ("giovane") si dichiarava "homo", quindi adulto, e fedele del suo signore.
Elemento giuridico: il vasso acquistava immunità giudiziaria, cioè la giurisdizione (intesa come concessione di esercitare il potere giudiziario) nella zona interessata, con i conseguenti proventi.

Elemento reale: Il feudo
"Feudo" è entrato nella nostra lingua dal latino "feudum", che riprendeva la radice germanica feh = bestiame, essendo infatti presso le popolazioni nomadi la ricchezza più tipica, con la quale si remuneravano i servigi. Gli storici sono sostanzialmente concordi nell'indicare infatti l'origine del feudo in quei beni materiali (bestiame, armi e oggetti preziosi) con i quali i principi barbarici offrivano al proprio seguito, il comitatus. Quando i Germani divennero sedentari il termine iniziò a significare un "bene" generico, ovvero il suo "possesso" e, più in generale, la "ricchezza".
Nel Medioevo il "benificium" (altro nome del feudo) veniva dato in dono ai vassalli del signore che, prestando servizio a quest'ultimo, ricevevano in cambio protezione e una frazione territoriale da coltivare. Questo "pezzo" di terra è considerato il feudo.
È importante sottolineare come all'inizio il terreno del quale beneficiavano i sottoposti fosse concesso solo a titolo di "comodato": essi ne erano possessori, ma non godevano della piena proprietà. Per questo alla loro morte il possesso ritornava al signore e non si tramandava agli eredi. Analogamente non poteva essere fatto oggetto di transazione, né venduto né alienato in alcun modo. Ciò lo rendeva precario e presto il ceto feudale, già dalla seconda metà del IX secolo, si mosse per appropriarsi dei feudi in maniera completa. Carlo il Calvo concedette nell'877 con il capitolare di Quierzy la possibilità di trasmettere i feudi in eredità, seppur provvisoriamente, in casi eccezionali, come la partenza del re per una spedizione militare. Soltanto dal 1037 ci fu la vera ereditarietà, quando i feudatari ottennero l'irrevocabilità e trasmittibilità ereditaria dei beneficia con la Constitutio de feudis dell'imperatore Corrado II. Era nata così la signoria feudale, anche se in seguito essa si trasformò ulteriormente.
Bisogna anche sottolineare che il feudo, inteso come oggetto del beneficio, era un terreno nell'impostazione più tipica del sistema: a volte poteva anche trattarsi di beni mobili o di somme di denaro corrisposte come salario. Ma l'organizzazione "classica" del feudalesimo prevedeva la suddivisione in territori che andavano a formare le grandi o piccole signorie locali feudali, che almeno all'origine dovevano coincidere con marche e contee dell'impero carolingio.

Elemento personale: l'omaggio e l'investitura
Il vassallaggio è un rapporto di tipo personale che si instaurava nel sistema vassallatico-beneficiario. Si trattava di una sorta di "contratto" privato tra due persone, il vassallo e il signore: il primo si dichiarava "homo" dell'altro, durante la cerimonia dell'"omaggio" , ricevendo, in cambio della propria fedeltà e del servizio, protezione dal signore.
La cerimonia di omaggio formalizzava questo rapporto: il vassus si rimetteva nelle mani del senior ponendo le sue mani giunte in quelle del suo superiore (da qui il gesto di preghiera a mani giunte) e gli giurava fedeltà. La cerimonia di investitura era un caso particolare dell'omaggio, durante la quale veniva concesso un terreno (un feudo) simboleggiato dalla consegna di un oggetto come una zolla di terra o una manciata di paglia o anche una bandiera (quest'ultima sottintendeva la cessione anche di un diritto giurisdizionale).

Elemento giuridico
L'elemento giuridico del sistema feudale consisteva innanzitutto nell'immunità, accompagnata, nel caso di feudi più grandi, dalla concessione del diritto di giurisdizione.
Per immunità si intendeva il privilegio di non subire, entro i confini della signoria feudale, alcun controllo da parte dell'autorità pubblica. Il diritto di giurisdizione era invece la delega ad amministrare la giustizia pubblica ed a goderne i proventi nel caso di pene pecuniarie.
La giustizia del re divenne giustizia comitale, amministrata cioè dai conti suoi vassalli; e i conti smisero d'organizzare l'esercito in nome del re per esigere invece, sempre più spesso, prestazioni militari a titolo personale. Ancora vivente Carlo Magno, i conti potevano esonerare dalle prestazioni militari dovute al re quegli uomini liberi che avessero fatto loro dono della propria terra in cambio di protezione, e in questo caso usurpavano di fatto un diritto pubblico. Mescolavano il concetto di honor (cioè la concessione del diritto ad esercitare una funzione pubblica) con quello di dominatus (cioè l'esercizio di un potere di fatto su uomini e beni).
Il belga François-Louis Ganshof ha spiegato che nei secoli X e XI certi principi territoriali francesi furono di fatto indipendenti; che riconobbero l'esistenza, al di sopra di loro, del re, ma si trattava di una supremazia puramente teorica; che il solo legame che in qualche misura continuasse a legarli alla corona era il fatto d'esserne vassalli; e che, tuttavia, è al legame vassallatico che la Francia deve il fatto d'aver evitato una dissoluzione completa.

Struttura gerarchica
Molto spesso la storiografia tradizionale ha tramandato il mondo feudale come gerarchico, dominato da una rigida piramide sociale in cui i vertici godono della sudditanza assoluta dei sottoposti.[11] Questa rigida separazione in gradini sociali sarebbe stata indicata dai giuramenti vassallatici che ogni vassallo doveva prestare al proprio signore e, di conseguenza, avrebbe comportato che sulla vetta ci fosse un concessore di benefici (vedi il paragrafo al riguardo) e che a lui facessero capo tutte le altre figure. La tradizionale piramide modello del sistema è la seguente:

1 - Governante, quasi sempre un re o un nobile di alto rango, ma anche un'alta carica religiosa.
2 - vassalli, solitamente nobili di medio rango
3 - valvassori, solitamente nobili di medio-piccolo rango
4 - valvassini (quella dell'esistenza di valvassini è un'invenzione storica ormai entrata nelle credenze comuni: in realtà dopo i valvassori c'erano i contadini liberi che per quest'uomo lavoravano. Il loro lavoro obbligatorio veniva chiamato "angaria", da cui l'italiano "angheria")[senza fonte]
5 - contadini liberi
6 - servi della gleba

La gerarchia tra i nobili era la seguente (e formalmente lo è ancora negli stati europei a regime monarchico): imperatore, re, principe, duca, marchese, conte, visconte, barone, signore e cavaliere. Maggiore era il titolo, maggiori erano i possedimenti ed il prestigio sociale, nonché l'influenza a corte e ovviamente il potere.
In realtà il sistema era più elastico e ogni livello era regolato dal medesimo rapporto di vassallaggio: poteva teoricamente avere un vassallo chiunque potesse permetterselo, dai sovrani, ai grandi signori, ai membri della piccola nobiltà fino anche ai modesti proprietari terrieri. Si poteva inoltre essere alternativamente dominus o vassus per benefici diversi.
Una piramide vera e propria si ebbe formalizzata solo nel corso del XII-XIII secolo, come si legge nei libri feudorum, redatti per regolare l'assetto giuridico del regno Franco di Gerusalemme conquistato dopo la Prima crociata.
Nella realtà il sistema dei rapporti feudali era ben più complesso della piramide: si poteva essere sottoposti a più signori, con gravi difficoltà, per esempio, quando due o più di questi signori entravano in conflitto tra loro. Solo in epoca più tarda si diffuse il giuramento "ligio", cioè il riconoscimento di un legame prioritario con un determinato signore. Inoltre ai rapporti feudali andavano a sommarsi quelli di parentela e di eredità, complicando notevolmente la struttura sociale.

Tipologie ed estensioni dei feudi

Il baronato o baronia
I baronati erano solitamente territori di piccola estensione, a volte composti semplicemente da alcuni terreni agricoli di modeste dimensioni e un villaggio. Erano le concessioni più semplici e meno importanti nella gerarchia feudale, e ne stavano alla base; erano governate ognuna da un barone. Il titolo baronale era il livello più basso della scala nobiliare (era inizialmente di origine germanico-anglosassone) ed era il primo che dava dignità di possedimento territoriale (il grado ancora inferiore era il titolo di cavaliere, che era quasi sempre onorifico). I baroni erano quasi sempre sottoposti, prima ancora che all'autorità del sovrano, a quella intermedia di un conte.

Il viscontado
Il viscontado era un feudo intermedio tra il baronato e la contea; era governato da un visconte (letteralmente "il conte in seconda, l'aiutante del conte"), titolo originalmente onorifico e solo dopo integrato nella gerarchia nobiliare, superiore a quello baronale e inferiore a quello di conte. Era una tipologia di feudo (e un titolo) pressoché assente nell'Europa mediterranea, mentre era diffuso nelle monarchie nordiche, specie in Inghilterra e in Germania.

La contea o contado
Le contee erano territori prevalentemente agricoli e di pastorizia, composti da più villaggi e da svariati terreni produttivi. Era una concessione territoriale di medio livello e spesso di una certa importanza, tanto che nei secoli molte contee divennero de facto veri e propri stati sovrani (es. la Contea di Savoia), e a volte erano a loro volta composti da diversi baronati; erano governate da un conte. Teoricamente, la massima estensione del dominio di un conte corrispondeva di solito con i confini della relativa circoscrizione ecclesiastica (diocesi).

Il marchesato o marca
Le marche erano in origine dei territori di media estensione, più grandi di una contea, posti nelle zone periferiche del regno (o dell'Impero), e ne fungevano da cuscinetti e da confini con gli stati vicini (da qui il termine marca, molto probabilmente originato dal germanico mark, ovvero confine,demarcazione). Era governata da un marchese, che quasi sempre doveva avere notevoli capacità belliche, strategiche e diplomatiche per mantenere territori così delicati e spesso instabili, molte volte rivendicati dagli stati vicini e, in caso di invasione, solitamente devastati a causa della loro posizione. Il titolo marchionale era quindi gerarchicamente superiore a quello di conte. Analogamente alle contee, anche le marche potevano al loro interno contenere baronati, i quali erano sottoposti sia all'autorità del marchese che a quella del sovrano. Numerose marche, nel corso dei secoli, divennero Stati sovrani e indipendenti e di notevole peso nella politica della regione geografica in cui si trovavano (es. il Marchesato di Saluzzo, il Marchesato di Verona ed il Marchesato del Monferrato).

Il ducato
I ducati erano territori di vasta estensione, composti da più città e villaggi e da innumerevoli terreni agricoli e di pascolo. Il ducato era governato da un duca (dal latino Dux, ovvero guida,capo), che aveva poteri e privilegi quasi pari a quelli del sovrano stesso, rendendo il titolo di duca inferiore solo a quello dei Re (o in alcuni casi, del principe). Il titolo ducale, di origine longobarda, fu poi incorporato nella gerarchia nobiliare adottata in tutta Europa. Concesso inizialmente solo ai membri della famiglia reale, poi aperto a terzi, il titolo ducale assunse ben presto diversi aspetti e varianti; numerosi ducati sovrani, per esempio, sorsero prevalentemente nella penisola italiana e nei territori nordici del Sacro Romano Impero, e furono solo formalmente sottoposti al vincolo feudale con l'Imperatore ma de facto divennero pienamente indipendenti e, molto spesso, di notevole peso nella politica europea. Altri ducati, come quello di Normandia o di Borgogna, arrivarono a rivestire un ruolo più importante dello Stato stesso a cui erano legati da vincoli di vassallaggio (in questo caso il Regno di Francia), mentre altri ancora (come il Ducato di Curlandia) tentarono persino di stabilire colonie nel Nuovo Mondo, pur senza successo. Alcuni dei duchi di questi Stati arrivarono anche a concedere titoli nobiliari di rango inferiore al proprio (Barone,Conte,Marchese) pur non avendone formalmente il potere.
Analoghi al ducato erano il granducato e l'arciducato, nonché il principato; quest'ultimo era governato da un Principe, titolo che solitamente spettava de iure all'erede al trono di un regno, ma era anche concesso a terzi (es. Principato di Monaco). Aveva un rango poco superiore a quello del duca (anche se in alcune regioni europee era un rango poco più basso di quello ducale).

I tipi di feudalesimo
Casi del tutto particolari furono quei feudalesimi che Marc Bloch definì "d'importazione", ovverosia quelle forme d'organizzazione sociale che i popoli che si spostavano lontano dai loro paesi d'origine portavano con sé. Questo termine è generalmente riferito ad eventi di qualche secolo successivi al X: a certi rapporti di vassallaggio che i Normanni introdurranno in Inghilterra e nell'Italia meridionale dopo le loro conquiste, oppure a quel feudalesimo che si sviluppò in Terra Santa dopo la prima crociata, dove il beneficio era pagato in denaro piuttosto che in terra, per il semplice motivo che le campagne erano sottoposte alle continue scorrerie dei musulmani.
Questi beneficii in denaro, tuttavia, si diffusero ben presto anche in altre regioni europee poiché visti dai sovrani come ottimi mezzi per evitare la disgregazione territoriale. I beneficiari erano, in genere, benemeriti di chi rilasciava il feudo. I pagamenti, tuttavia, raramente venivano onorati e questo rapporto feudale si rivelò essere il più instabile, tanto da far preferire sempre ai vassalli la concretezza della terra.
A proposito di "feudalesimi" bisogna ricordare, tra l'altro, la differenza fondamentale che intercorre tra il feudo "franco" e il feudo "longobardo". Il primo è il feudo che si potrebbe definire puro, perché riscontrabile soprattutto in territorio francese: ha come caratteristiche fondamentali l'indivisibilità, l'inalienabilità e l'impossibilità ad essere trasmesso ereditariamente per via femminile. Un feudo di questo tipo tende a generare una società in cui la geografia del possesso fondiario è molto statica. Diversa è invece la situazione dell'Italia settentrionale, dove vige per lo più il feudo longobardo: questo è infatti un feudo divisibile, alienabile, trasmissibile per via femminile, tutti aspetti che conferiscono senza dubbio maggiore dinamicità agli assetti della proprietà fondiaria. Si può dire che il feudo franco fu in pratica introdotto in Italia solo al momento della discesa nel meridione della casa francese degli Angiò, alla fine del secolo XIII, che favorì l'insediamento in territorio italiano dell'aristocrazia d'oltralpe, che portò con sé i propri istituti e le proprie consuetudini.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_fe ... gerarchica
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Duca e Ducato

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 19:47

Duca

Duca, dal latino dux (dal verbo ducere, condurre, da cui anche le parole duce e doge), è un titolo nobiliare, inferiore al titolo di granduca e superiore al titolo di marchese.

http://it.wikipedia.org/wiki/Duca

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Ducato
Un ducato è un territorio, un feudo, o un dominio governato da un duca o da una duchessa. Storicamente, alcuni ducati dell'Europa continentale erano sovrani, mentre altri (specialmente in Francia e Gran Bretagna) erano distretti subordinati del regno.
Tradizionalmente, un Granducato, come ad esempio il Lussemburgo, la Finlandia e la Lituania, era generalmente indipendente e godeva della piena sovranità territoriale. Ducati con sovranità erano comuni nel Sacro Romano Impero e nelle aree a maggioranza linguistica tedesca.

Ducati in Germania
In Germania nel 919 vi erano i ducati di Franconia, Sassonia, Baviera, Svevia e Lorena. Il Ducato di Svevia è sempre appartenuto alla famiglia Hohenstaufen. Nel 1156, nella guerra tra i Guelfi e gli Hohenstaufen, furono fondati il ducato di Bayern e il marchesato d'Austria. Durante la lotta tra Federico Barbarossa ed Enrico III di Sassonia nel 1180 furono aboliti i ducati di Sassonia e Baviera, che furono in seguito ceduti ai Wittelsbach. Nel 1180 furono fondati i ducati di Colonia e di Brunswick -Lüneburg. La Croazia nel 1183 divenne un ducato appartenente al Sacro Romano Impero. Con Rodolfo d'Asburgo il ducato di Svevia passò in mano ai Wurttemberg. La seguente lista comprende tutti i ducati del Sacro Romano Impero.

Ducati in Francia
In Francia, un certo numero di ducati era presente durante il medioevo. La Regina Elisabetta I d'Inghilterra manteneva ad esempio per la propria casata il titolo personale di Duca di Normandia; le uniche terre che possedeva però in questo ducato erano le Isole del Canale della Manica che non erano un possedimento del Re di Francia. Tra i più importanti ducati francesi si possono includere la Normandia, la Guascogna, Valois, Orléans, Plessis, Berry, Anjou, Alençon, la Borgogna, la Britannia e l'Aquitania.

Ducati in Inghilterra
Nell'Inghilterra medioevale, i territori del Lancashire e della Cornovaglia vennero investiti del titolo ducale, con una serie di poteri conferiti ai loro reggenti. Il Ducato di Lancaster venne creato nel 1351 ma venne unito ai domini della corona nel 1399 quando il Duca, Enrico Bolingbroke, ascese al trono d'Inghilterra come Enrico IV. Il Ducato di Cornovaglia venne creato nel 1337 e venne successivamente retto dai duchi di Cornovaglia, che godevano del titolo di eredi al trono. Questo è un caso di ducato che, attualmente, ha perduto il proprio ruolo politico dominante.
In tempi recenti i ducati sono diventati estremamente rari; molti ducati conferiti negli ultimi due secoli avevano perlopiù un carattere onorifico. Attualmente non esistono al mondo ducati indipendenti; il Lussemburgo è indipendente come Granducato.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Ordini_sociali_feudali
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Marchese e Marchesato o Marca

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 19:50

Marchese è un titolo nobiliare, inferiore al titolo di duca e superiore al titolo di conte.
La corona normale di marchese è d'oro, gemmata e cimata da 4 fioroni, di cui 3 visibili, alternati da 12 perle riunite tre a tre in 4 gruppi a piramide, dei quali due visibili.

Storia
Dal IX secolo, ossia dal periodo dell'impero carolingio, il marchese era una carica nobiliare. Per i paesi di lingua tedesca s'incontra spesso anche l'appellativo margravio, calco semantico dal termine tedesco (da Mark = marca e Graf = conte, quindi "conte marchese" o "conte della marca").
La parola deriva dall'alto tedesco marka che significa "segno" e quindi "confine"; il marchese, infatti, era titolare di una provincia di confine dell'Impero (una marca). Con la frammentazione delle marche fra gli eredi si formarono alcuni secoli dopo i marchesati.
Per l'importanza della funzione di protezione dell'Impero dalle invasioni, i marchesi godettero di una considerazione superiore a quella degli altri feudatari territoriali (i conti, lat. comites "compagni"), che consentì loro di ottenere una discreta autonomia amministrativa e giurisdizionale, una certa indipendenza anche rispetto allo stesso Imperatore e infine di una dignità pari quasi a quella del duca.
Con il tempo la caratteristica del marchesato di essere provincia di confine si è persa, ma nella gerarchia della nobiltà il marchese ha mantenuto il suo grado, intermedio fra il conte e il duca.
Il titolo di Marchese del Sacro Romano Impero fu un titolo che oltre ad avere una giurisdizione feudale dava una giurisdizione spesso principesca e sovrana margravio, ad esempio si potevano coniare monete proprie, avere un tribunale di giustizia ed altro.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Marchese
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Conte e Contea o Contado

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 19:55

Conte
Conte è un titolo nobiliare, diffuso in Europa, superiore al titolo di visconte ed inferiore a quello di marchese.
La corona comitale è formata da un cerchio d'oro tempestato di pietre preziose, con 16 perle (nella blasonatura visibili soltanto 9 perle); troviamo anche altre corone comitali dette tollerate cioè con le perle disposte in modo diverso.
Come spiegato nell'inserto a lato, il titolo deriva dal latino comes, comitis - pl. comites, letteralmente «compagno». Nell'antica Roma era un nome ufficiale usato dagli accompagnatori di alcuni magistrati.
Dal III secolo in poi fu sempre più spesso usato per i funzionari imperiali. Nel IV secolo c'erano, ad esempio, un «conte della costa sassone» (comes litoris saxonici) che era il comandante militare addetto alla difesa contro i pirati sassoni, un «conte dell'Africa» (comes africae) e poi «un conte delle sacre elargizioni» (comes sacrarum largitionum), che era un ministro con varie mansioni finanziarie e di controllo. Nel IV secolo e nel V secolo i comes erano praticamente i comandanti generali di divisione, avendo a disposizione le truppe stanziate nelle diocesi dette appunto comitatensis.
Nel Medioevo erano insigniti del titolo quanti avevano seguito l'imperatore nelle sue battaglie e si erano distinti per qualche merito.
La parola nasce legata all'imperatore Conte De Patiernis: in mancanza di denaro, dava loro il compito di occuparsi dell'amministrazione di un distretto territoriale chiamato comitatus (contea) in cambio della fedeltà.
Nel Medioevo, il conte rientrava nel ruolo di principe.
Alcune famiglie reali, preferirono il titolo di conte come titolo di sovrano che quello di re.
Vi erano anche i comites palatini, «conti di palazzo», detti poi paladini, che prestavano servizio alla corte e alle dirette dipendenze del sovrano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Conte

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Contea
E' un territorio feudale affidato ad un Conte, in genere era il territorio circostante un comune o una repubblica medievale, chiamato anche contado.

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Visconte e Viscontado

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 19:58

Il visconte (per i maschi) o la viscontessa (per le femmine) era un funzionario dello stato feudale, che sostituiva il conte; la carica sorse nell'età carolingia. L'autorità del visconte divenne in seguito ereditaria ed i visconti entrarono a fare parte dell'alta nobiltà.
Visconte è il titolo nobiliare superiore al titolo di barone ed inferiore al titolo di conte. Nell'araldica italiana e spagnola, la corona di visconte è rappresentata da un cerchio d'oro cimato da cinque punte (3 visibili) sostenenti una perla, alternate da quattro piccole perle (due visibili) o da punte d'oro.

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Barone e Baronato

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 20:01

Barone è termine d'origine germanica, da bara o baro, che significava uomo libero o guerriero, e che latinizzato diventò baro, baronis.
A partire dall'età moderna il titolo di barone è il "più basso" dei titoli feudali, benché possa anche essere concesso senza connessione con un feudo, come avviene nelle concessioni moderne, successive al periodo feudale. In Italia, dal 1948 i titoli nobiliari non sono riconosciuti.
Nel significato moderno, viene definito "barone" colui che detiene un potere assoluto e incontrastato in un'istituzione pubblica, specialmente nel campo universitario o professionale, ove il termine è frequentemente usato per indicare quei titolari di cattedra il cui operato possa ingenerare il sospetto di un interesse privato nell'uso dei poteri e privilegi accademici, loro demandati o concessi.
In origine il termine indicava una alta nobiltà: in Bretagna i baroni, non più di nove, erano parenti del Duca. Nel XIII secolo il titolo aveva una connotazione onorifica tale da essere preferito a quello di principe.

Baroni del Sacro Romano Impero
Dal X secolo diventa titolo nobiliare e grado feudale inferiore a quello di visconte.
Il Barone del Regno, invece, era un barone con importanza superiore a quella di un principe di feudo ed aveva dignità pari a quella di vescovo.
Al nord con il termine barones, si stavano ad indicare genericamente i feudatari con i titoli di signore e barone; mentre al sud Italia, con barones maggior si stavano ad indicare i feudatari titolati, cioè: principi, duchi, marchesi, conti e visconti; con barones minor i feudatari non titolati, i baroni e signori.
In Sicilia, ed anche nell'Italia meridionale, i titoli di barone e signore, stavano ad indicare lo stesso titolo, cioè erano sinonimi; poi successivamente, il barone, diventò gerarchicamente superiore al signore.
La corona normale di barone ha il cerchio accollato da un filo di perle con sei giri in banda (3 visibili). L'elmo di barone è liscio, con bordi d'oro e con 5 affibbiature e gorgeretta d'oro.
I baroni tedeschi (Freiherren) facevano parte della bassa nobiltà terriera. Originariamente facevano parte dell'antica classe dei cavalieri dell'impero (Reichsritter). Molti di questi elevati alla dignità baronale, dal XV secolo cominciano a costituirsi in società nobiliari, associandosi con i cavalieri per tutelarsi nei confronti dei nobili più potenti. Dal 1650 questa classe nobiliare equestre è riconosciuta come corpo distinto in seno alla nobiltà dell'impero (Collegio dei Cavalieri dell'impero), venendo esclusa dal partecipare al Reichstag e quindi dal diritto di voto; molti di loro, pur non essendo titolari di feudi imperiali immediati, avevano feudi secolari e di fatto esercitavano nei loro possessi prerogative sovrane come l'esercizio della giustizia (schoeffen), l'esazione delle tasse, con poteri analoghi a quelli dell'Alta Nobiltà sovrana. Erano organizzati in tre circoli equestri, a loro volta suddivisi in cantoni nobiliari.

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Servitù della gleba

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 20:41

La servitù della gleba, molto diffusa nel medioevo (già colonato al tempo dei Romani), era una figura giuridica che legava i contadini ad un determinato terreno (gleba, in latino, è propriamente la "zolla" di terra). I servi della gleba coltivavano i terreni che appartenevano ai nobili, pagando un fitto. Inoltre dovevano pagare le decime (qualora il proprietario facesse parte del clero o fosse un ente ecclesiastico) ed erano obbligati a determinate prestazioni di lavoro (corvées). I servi della gleba erano tali per nascita, e non potevano (lecitamente) sottrarsi a tale condizione senza il consenso del padrone del terreno. Nel Medioevo, in occasione dei lavori per dissodare nuove terre, spesso il proprietario dava a chi si sobbarcava l'onore di trasferirsi nelle nuove aree particolari libertà (franchigie) e privilegi: da cui il nome "Villafranca" dato a tante località.
I servizi a cui i servi della gleba erano obbligati, contrariamente a quanto accadeva nella schiavitù, non avevano un carattere generico, ma erano precisamente definiti. A differenza degli schiavi, giuridicamente i servi della gleba non erano "cose" ma persone, con qualche diritto: proprietà privata (limitata ai beni mobili), possibilità di sposarsi e di avere figli ai quali lasciare un'eredità. Il feudatario non aveva potestà sulla vita del servo della gleba, che però poteva essere venduto insieme alla terra, su cui aveva l'obbligo di restare. Intaccare questo principio fu una delle forme per sgretolare la servitù della gleba.[1] Perciò non poteva neanche esserne cacciato. Dai doveri rurali, in molte zone d'Europa, ci si poteva sottrarre anche col trasferimento in città: in Germania c'era il detto"Stadtluft macht frei" ("L'aria della città rende liberi").

Nozione
La servitù della gleba va intesa anzitutto come un obbligo reciproco. Il signore garantiva ai servi della gleba tutela giuridica e militare. Per tutela giuridica si intende che il signore doveva assicurare l'assistenza legale in caso di liti verso terzi. In cambio il servo della gleba versava al signore diversi tributi, in denaro, beni o servizi. Per esempio, nella Germania sud-occidentale, ogni anno, in segno di riconoscimento dello stato di servitù, doveva essere fornita al signore una gallina, e in caso di morte di un capofamiglia servo della gleba il miglior capo di bestiame (qualora morisse una donna, l'abito migliore). I servi della gleba erano soggetti al banno. Erano definiti bannalità: il turno di guardia, il trasporto di materiali, l'alloggiamento dei guerrieri e quello del signore, la trasmissione di messaggi.
Nel corso dei sec. XV e XVI questi obblighi vennero via via trasformati in tributi in denaro. Nell'area tedesca sud-occidentale il tasso si aggirava generalmente attorno all'1,5% del patrimonio. Esistevano anche zone in cui, fino agli inizi del secolo XIX, erano ammessi pagamenti in natura o in prestazioni equivalenti. I signori potevano vendere, acquistare e scambiare servi della gleba. Ciò però non significava altro che le prestazioni venivano rivolte ad un nuovo signore, perché, generalmente, il servo della gleba continuava a coltivare il vecchio fondo. Questo “cambio di proprietà” era rilevante, per il servo, solamente tramite eventuali divieti di matrimonio. Infatti il servo della gleba sottostava alla giurisdizione del proprio signore, il quale decideva anche se egli potesse contrarre matrimonio, e solo con autorizzazione da parte del signore era concesso al servo di lasciare il fondo. Chi tentava di allontanarsi veniva ricercato e riportato indietro con la forza. Solamente quando ad un servo riusciva di raggiungere il territorio di una città, e di ottenere colà un diritto di residenza, poteva sottrarsi alla giurisdizione del proprietario fondiario. Da questo contesto nasce il detto “l'aria della città rende liberi”. Inversamente, un servo della gleba non poteva essere allontanato dal fondo che coltivava, nemmeno con la forza. Va però precisato che la cosiddetta "servitù della gleba" medievale, a partire dal XII è il prodotto - in Italia in forma prevalentemente contrattuale - della rinascita degli studi del diritto giustinianeo, come fin dal 1925 chiarì Marc Bloch, il quale correttamente attribuì la locuzione "servus glebae" al giurista bolognese Irnerio (fine XI-inizio XII secolo).

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PRINCIPALI TASSE E BALZELLI DEL PERIODO MEDIEVALE

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 20:43

In questo articolo vengono descritte alcune delle tasse e diritti feudali più in uso nel periodo medievale.

Il Focatico
L'imposta istituita da Carlo I D'Angiò nel 1263, era una tassa applicata a ciascun fuoco o focolare, cioè su ciascuna abitazione di un gruppo familiare o su ciascun fumante se l'abitazione comprendeva più gruppi familiari. Il fuoco nel basso medioevo denominava, come detto, l'unità famigliare composta da tutti coloro che vivono nella stessa casa, saldano dosi e cucinano al medesimo fuoco. Nella primavera di ogni anno, il comune inviava alla Magistratura Comunitarie la consueta stampa occorrenti a compilare le operarazioni di focatico. Entro il 30 giugno venivano inoltrate le scritture che alla fine di agosto veniva rispedite alla rappresentanza comunitaria, con il foglio di riparto approvato per detta imposta, mentre i ruoli venivano passati all'esattore comunale per la riscossione da farsi entro date ben precise. Il ruolo si divideva in tre categorie:il fuoco, la terra coltivata e la classe di reddito. I meno abbienti non era assoggettati a tale imposta, ma questo dava origine ad evasioni o a esenzioni concesse per individui che ricoprivano cariche pubbliche (senatori, notai, clero, ecc…).

L'Imbottato
Il dazio era sostanzialmente una tassa che doveva essere pagata da tutta la comunità per i prodotti agricoli che si possedevano. In un registro risulta "d'imbottar li grani et vini in calende di Novembre di ciascuno Anno per quali grani et vini, quelli che in detto giorno si trovano averli in casa sono tenuti subito fatta la visita et descrittione d'essi pagar alla comunità. Per esempio a Gambolà nel 1619 erano tassati per imbottato un sacco di frumento, fagioli, segale, ceci, fave per due soldi; un sacco di miglio, avena, melega per un soldo; una brenta di vino buono puro per quattro soldi; una brenta di vino chiappato per due soldi e otto denari, ma venivano tassati nuovamente se questi beni venivano venduti o comprati da forestieri.

Fodro
Dal francone fodar, nutrimento, indica l'obbligo di fornire ospitalità e sostentamento al re, all'imperatore, ai titolari di pubbliche funzioni, al loro seguito e alle milizie, incombente sui vassalli, sui possessori di terre o complessivamente sulle collettività delle località attraversate durante il loro passaggio. Utilizzato nei diritti germanici e nordici, presentava analogie con l'annona romana. Determinante per l'esercizio effettivo della giurisdizionale, perchè garantiva i rifornimenti alle autorità itineranti, ebbe costante applicazione nel corso del medioevo e costituiva uno dei fondamentali diritti pubblici.
Dal sovrano il fodro passò ai conti, ai vescovi, agli abati, alle città e grandi o medi proprietari. Fu uno dei principali scontri da Federico Barbarossa e le città lombarde. E detto anche albergaria.

Altri tributi e diritti feudali
abbeverata: per dissetare gli animali nei fontanili; in latino medioevale ius beverandi

acquatico: per attingere acqua da fonti o sorgenti; in latino medioevale ius aquandi

erbatico: per falciare l'erba in un prato; detto anche erbaggio

glandatico: per raccogliere ghiande o condurre maiali nei querceti; anche escatico e ghiandatico

legnatico: per tagliare e raccogliere legna di alto fusto; in latino medioevale ius lignandi; altro sinonimo boscatico

macchiatico: per raccogliere legna di basso fusto, arbusti

pantanatico: per pescare anguille e rane negli stagni

pascolatico: per condurre greggi al pascolo (ius pascendi); più diffuso il diritto di fida

pedatico: per attraversare o percorrere a piedi strade, sentieri o proprietà private; anche pedaggio

piscatico: per catturare pesci in acqua dolce o salata; anche pescatico

pontatico: per transitare sui ponti doganali o di proprietà privata

ripatico: per approdare o sostare su rive di acque interne

siliquatico: per raccogliere carrube ed altri baccelli

spicatico: per raccogliere spighe dopo la mietitura; in latino medioevale ius spicandi; inoltre spicilegio e spigaggio

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Elenco dei diritti e tributi feudali

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 novembre 2012, 20:44

Diritti e tributi feudali
Si tratta di antiche usanze, prerogative e facoltà di origine medievale codificate negli statuti comunali, per lo più al Nord Italia. Alcuni di essi, noti poi come "usi civici", furono recepiti più tardi in Toscana, Umbria, Lazio e nel Regno di Napoli.
A seconda dei luoghi (statuti comunali) si possono riscontrare difformità nella terminologia usata o piccole differenze nel significato giuridico attribuito.
Calletta o caltetta era il nome generico per indicare la categoria dei tributi medioevali.
Albergaria era l'offerta di alloggio gratuito che facevano signori e potenti nei confronti dei loro vassalli.

Diritti e tributi più ricorrenti
abbeverata: per dissetare gli animali nei fontanili; in latino medioevale ius beverandi
acquatico: per attingere acqua da fonti o sorgenti; in latino medioevale ius aquandi
adiutorio: gabella una tantum in occasione di eventi straordinari
decima: la grande decima era costituita dalla decima parte del grano prodotto, mentre la piccola decima si applicava sul vino, sulla canapa e su altri prodotti
erbatico: per falciare l'erba in un prato; detto anche erbaggio
ghiandatico: per raccogliere ghiande o condurre maiali nei querceti; anche escatico e glandatico
legnatico: per tagliare e raccogliere legna di alto fusto; in latino medioevale ius lignandi; altro sinonimo boscatico
livello (contratto): per l'utilizzo agricolo dei terreni
macchiatico: per raccogliere legna di basso fusto, arbusti
pantanatico: per pescare anguille e rane negli stagni
pascolatico: per condurre greggi al pascolo (ius pascendi); più diffuso il diritto di fida
pedatico: per attraversare o percorrere a piedi strade, sentieri o proprietà private; anche pedaggio
piscatico: per catturare pesci in acqua dolce o salata; anche pescatico
plateatico: per occupare il suolo pubblico su cui esporre la merce nei mercati
pontatico: per transitare sui ponti doganali o di proprietà privata
portatico: dazio doganale o pedaggio riscosso alle porte della città in occasione dell'entrata di merci
relevio: una sorta di imposta di successione pagata dal feudatario al re o dagli eredi del feudatario al Re per ottenere il possesso del feudo
ripatico: per approdare o sostare su rive di acque interne
scalatico: per caricare e scaricare merci nei porti
siliquatico: per raccogliere carrube ed altri baccelli
spicatico: per raccogliere spighe dopo la mietitura; in latino medioevale ius spicandi; inoltre spicilegio e spigaggio

Immagine
http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_dei ... ti_feudali
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