ASTRONOMIA e CARTOGRAFIA

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ASTRONOMIA e CARTOGRAFIA

Messaggio da leggereda Veldriss il 4 giugno 2009, 13:51

Vedi anche MADE IN MEDIOEVO per le invenzioni come la bussola, ecc.: viewtopic.php?f=25&t=2341

La carta nautica e il portolano
Così, quando una nave lasciava il porto, il nauclerius (nocchiero o pilota) procedeva ad orientare la carta con la pixidis, in maniera che le quattro direzioni principali o “linea settentrionale-meridionale” e “linea dell’oriente e dell’occidente” coincidessero con i punti cardinali; quindi tracciava con il piombino una linea che univa il punto di partenza con quello di arrivo segnati sulla carta: quella linea così segnata rappresentava la rotta da seguire. Durante la navigazione il nocchiero dirigeva l'asse della nave lungo tale linea; aiutandosi sempre con la pixidis, fissava sulla carta il cammino percorso e con il compasso indicava le direzioni e misurava le distanze.
Sulla carta nautica erano indicati i contorni delle coste e i nomi dei luoghi costieri; alla sua realizzazione contribuirono i naviganti con le loro conoscenze. Essa non presentava la rete di meridiani e paralleli, poiché era costruita senza l'aiuto delle determinazioni astronomiche. Nel Medioevo, infatti, non si usavano ancora i gradi di latitudine e di longitudine.
Il portolano, invece, era un libro di istruzioni marinare, una sorta di descrizione delle coste, erede diretto dei peripli classici.

La cartografia medievale
La cartografia altomedievale (X-XI secolo), relativa a carte d'interesse terrestre, si sviluppò specialmente presso la scuola di geografia di Baghdad: da quella città giunse per visitare l'Italia meridionale il geografo arabo Ibn Havqal verso il 977. In una sua opera egli descrisse molte città del Meridione, tra cui anche Amalfi.
La più antica carta nautica conosciuta fu ritrovata nel 1957; ora è conservata presso la biblioteca dell'Accademia Etrusca di Cortona. Secondo l'opinione di alcuni studiosi essa sarebbe stata disegnata dopo il 1232 e prima del 1258, in quanto non riporta ancora la città di Manfredonia, fondata nella prima data dal re Manfredi, bensì la città di Agusta, ricostruita nella seconda data. Questa carta, in precedenza attribuita erroneamente al secolo XIV, fu di certo realizzata mediante l'applicazione della pixidis nautica, la quale favorì, in particolar modo dopo l'inserimento in essa della Rosa dei venti, la produzione di molte altre carte nautiche. Genova divenne, tra XIII e XIV secolo, il principale centro di realizzazione.

La Carta Pisana del XIII secolo
Una nuova carta perfezionata e più precisa della precedente fu disegnata entro il 1275. Essa viene comunemente detta Carta Pisana, perché fu posseduta da una famiglia di Pisa; secondo il parere dell'eminente studioso Revelli (1923) l'autore della stessa sarebbe stato un genovese. La Carta Pisana rappresenta il Mediterraneo, una sezione dell'Atlantico ad occidente e ad oriente il Mar Nero appena delineato. Essa fu prodotta grazie alla pixidis nautica perfezionata mediante la Rosa dei Venti.
In particolare, la Carta Pisana fu realizzata mediante due circonferenze di grande raggio centrate una sul Mar di Sardegna e l'altra sulla costa dell'Asia Minore. Tali circonferenze erano suddivise da 16 raggi, che indicavano i 16 venti della Rosa, di cui, nella carta, otto recavano le denominazioni attribuite in precedenza dagli amalfitani (Tramontana, Grecale, Levante, Scirocco, Mezzogiorno, Libeccio, Ponente, Maestrale). I 16 punti d'incontro dei raggi con le circonferenze diventavano a loro volta centri di altri cerchi minori, suddivisi in 32 direzioni. Al di fuori di questo intricato reticolato ve n'era un altro a maglie quadrate. Inoltre erano segnate due scale con suddivisioni decimali.
Per costruire questo reticolato si tracciava un rettangolo, nel cui centro si disegnava un cerchio del diametro uguale al lato corto del rettangolo; sulla circonferenza di quel cerchio si indicavano 16 punti equidistanti. Ciascuno di essi era unito a tutti gli altri punti della circonferenza mediante linee; queste erano prolungate sino ad incontrare il perimetro del rettangolo. Era su questa fitta rete di linee che si disegnavano i contorni delle coste, dopo aver trovato il loro giusto orientamento con l'ausilio dello strumento nautico magnetico provvisto di Rosa dei Venti, cioè la pixidis perfezionata.

Il contributo dei genovesi
Una carta ancor migliore è certamente quella raffigurante il Mediterraneo orientale, prodotta dal genovese Pietro Vesconte nel 1311. La Rosa centrale è segnata sull'Egeo; sulla sua circonferenza si diramano altre 16 rose tutte equidistanti tra di loro, alcune con 16 raggi e altre con 32.
Altre carte nautiche furono realizzate, verso il 1325, dai genovesi Giovanni da Carignano e Angelino Dalorto. Fra i migliori cartografi del XIV secolo vi erano anche due veneziani, Marco e Francesco Pizzigani.
Non è da escludere che la scuola cartografica di Genova sia nata grazie alla frequentazione assidua e numerosa di navigatori e mercanti genovesi della terra di Positano, appartenente al ducato di Amalfi, in special modo nel corso del Duecento angioino (1265-1300). In quel centro marinaro, infatti, essi avrebbero conosciuto la pixidis nautica nella nuova versione con l'imperniata Rosa dei Venti, perfezionamento realizzato proprio in quegli anni dall'esperta marineria locale (v. Sezione II).
È molto probabile, in aggiunta, che l'inventore della più antica versione della pixidis nautica, il quale potrebbe essere stato l'amalfitano-ravellese Giovanni Gioia (v. Sezione II), abbia anche ideato la prima charta da navegare e, forse, contribuito alla stesura del primo portolano medievale. Costui doveva necessariamente possedere una solida formazione matematico-trigonometrica e astronomica appresa dai continui ed intensi contatti col mondo arabo, che furono, tra l'altro, alla base delle fortune non solo marinare e mercantili, ma anche artistiche, architettoniche e culturali dell'area amalfitana.
A bordo delle caravelle di Colombo, agili e alquanto sicure navi d'invenzione spagnola, provviste di velatura quadrata e triangolare, la pixidis nautica o bossolo assunse un ruolo fondamentale per solcare l'ignoto “Mare Oceano”.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Pixidis_na ... _portolano
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Andalò del Negro

Messaggio da leggereda Veldriss il 27 novembre 2012, 17:23

Andalò del Negro (Genova, 1260 – Napoli, 1334) è stato un astronomo, geografo e scrittore italiano.
Andalò di Negro (o anche Del Negro), nato a Genova negli anni Sessanta del XIII secolo, morto probabilmente a Napoli prima del giugno 1334. Nominato nel 1314 ambasciatore in Oriente come rappresentante della Repubblica di Genova, è documentata la sua presenza a Trebisonda dove operava una cospicua comunità di mercanti liguri. Nel 1318, dopo aver conosciuto a Genova Roberto d'Angiò, si aggregò al suo seguito e si trasferì alla corte di Napoli dove ebbe modo di conoscere, tra altri, anche il Boccaccio dal quale sarà ricordato con simpatia nell'opera De Genealogiis deorum gentilium, e l'attitudine a viaggiare per conoscere i vari popoli del mondo. I suoi studi sulla rilevazione delle latitudini sono da contestualizzare in una cultura scientifica genovese che nei medesimi anni esprimeva cartografi importanti come Giovanni di Carignano e Pietro Vesconte.
Scrisse numerosi trattati di astronomia e di astrologia dimostrando la conoscenza dell'Almagesto di Tolomeo, probabilmente attraverso la versione in lingua latina di Gerardo da Cremona, oltre a quella delle Tavole alfonsine.
Sue opere principale sono l'Introductorius ad iudicia astrologie, inedito, l'Opus praeclarissimum astrolabii e il Tractatus spherae del quale si possiede anche una versione in volgare anonima e incompleta.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Andal%C3%B2_del_Negro
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Nasir al-Din al-Tusi

Messaggio da leggereda Veldriss il 27 novembre 2012, 18:10

Nasīr al-Dīn al-Tūsī , persiano نصير الدين الطوسي (trascritto anche Nassir Eddin al-Tusi), (Razavi Khorasan, febbraio 1201 – Baghdad, 26 giugno 1274) è stato un astronomo e matematico persiano. Fu anche fisico, chimico, biologo, filosofo, teologo, ma soprattutto uno studioso interdisciplinare al servizio di Hülegü (Hulag Kan).

Vita
Nacque nella antica città di Tous, appartenente alla regione iranica nord-orientale del Razavi Khorasan, in una famiglia presumibilmente ismailita. Perdette il padre in giovane età e intraprese con impegno e serietà l'attività di studente e studioso. Da giovane si trasferì a Nishapur per studiare filosofia sotto la guida di Farid al-Din al-ʿAttār e matematica grazie agli insegnamenti di Muhammad Hasib.
Successivamente si recò nel Quhistan per inserirsi nella comunità ismailita come novizio.
Tusi fu coinvolto dall'invasione dei Mongoli e assistette al collasso del potere politico ismailita. In seguito a questo sconvolgimento politico, Tusi prestò il suo servizio del condottiero Hulag Khan; questo periodo fu molto fertile e produttivo dato che Tusi scrisse approssimativamente centosessantacinque opere di argomenti vari, occupanti tutto lo scibile umano.

Lavori e ricerche
Dette la prima esposizione completa del sistema di trigonometria piana e sferica.

Astronomia e geometria
Tusi convinse Hulegu a costruire un osservatorio astronomico per migliorare le conoscenze in materia. Iniziato nel 1259, il Rasad Khaneh Observatory fu costruito ad ovest di Maragheh, la capitale dell'Ilkhanato mongolo persiano. Grazie alle sue osservazioni, Tusi, realizzò tabelle delle posizioni e dei movimenti planetari molto accurate e dette nome ad alcune stelle.
Il suo lavoro si può considerare uno dei più completi svolti fino al suo tempo e si dovette attendere almeno quello di Niccolò Copernico, per assistere ad un ulteriore balzo in avanti nei modelli astronomici. Il lavoro e le teorie che elaborò Tusi possono essere paragonate a quelle dell'astronomo cinese Shen Kuo vissuto nel XI secolo.
Per i suoi modelli astronomici, inventò una tecnica geometrica che prese il suo nome, in grado di generare moti lineari dalla somma dei moti circolari; con questa tecnica fu capace di rimpiazzare le equazioni tolemaiche, di calcolare il valore della precessione degli equinozi; inoltre perfezionò la tecnica di calcolo delle declinazioni e contribuì alla costruzione di alcuni strumenti astronomici, tra i quali l'astrolabio.
Tusi fu anche il primo a presentare osservazioni empiriche evidenzianti la rotazione terrestre, usando come parametro di riferimento la posizione delle comete. Le argomentazioni addotte da Tusi furono simili a quelle usate da Niccolò Copernico nel 1543 per spiegare la rotazione della terra.[3]

Biologia
Tusi si occupò lungamente di biologia e fu uno dei pionieri di evoluzione biologica affrontata con un taglio scientifico.
La sua teoria dell'evoluzione si basò sulla convinzione che inizialmente l'universo fosse consistito di elementi piccoli ed eguali, definibili come particelle elementari. In una seconda fase, sostanze piccolissime iniziarono a svilupparsi rapidamente e a differenziarsi le une con le altre.
Con questo modello sull'evoluzione, Tusi, arrivò a spiegare come gli elementi si trasformino in minerali, in piante, in animali e infine in esseri umani.
Tusi riuscì a dissertare come la variabilità ereditaria sia stata un fattore importante per l'evoluzione biologica delle cose viventi.
In seguito Tusi discusse sulla capacità di adattamento degli organismi all'ambiente;[4] e per ultimo come gli umani si siano evoluti e distinti dagli animali.

Chimica e fisica
Nelle discipline della chimica e della fisica, Tusi elaborò una versione anticipatrice della legge della conservazione della massa; scrisse che un corpo è abile a cambiare e a trasformarsi, ma non a scomparire.

Matematica
Tusi, fu probabilmente il primo ad occuparsi di trigonometria come una disciplina separata dalla matematica, e nel suo trattato Trattato sui quadrilateri, fornì la prima esposizione completa di trigonometria sferica,[5] riuscendo ad essere il primo ad elencare i sei distinti casi di un triangolo retto nella trigonometria sferica.
Nel suo trattato On the Sector Figure, formulò la famosa legge dei seni per i triangoli piani:
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I suoi studi matematici approfondirono le leggi dei seni e delle tangenti relative ai triangoli oltre al calcolo delle radici dei numeri interi.
A lui sono dedicati il cratere Nasireddin sulla Luna e l'asteroide 10269 Tusi.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Nasir_al-Din_al-Tusi
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Carta Pisana

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 gennaio 2013, 23:04

La Carta Pisana è una mappa fatta alla fine del 13 ° secolo, circa 1275-1300. E 'stato trovato in Pisa , da cui il nome. Essa mostra l'intero Mediterraneo, il Mar Nero e una parte della atlantica costa, da nord dell'attuale Marocco (fino a circa il 33 parallelo nord , con la città di Azemmour) a oggi l'Olanda, ma la precisione della mappa è per lo più limitato al Mediterraneo. E 'il più antico sopravvissuto carta nautica (cioè non semplicemente una mappa, ma un documento che precisa le direzioni di navigazione). Si tratta di una carta portolano, che mostra uno studio dettagliato delle coste, e molti porti, ma non ha alcuna indicazione sulla topografia e toponomastica del entroterra. Sulla carta, il Nord è in alto, a differenza di altre mappe dello stesso periodo come l' Hereford Mappa Mundi (ca. 1300), dove l'Oriente è in cima.

La mappa comprende la quasi totalità del Mediterraneo all'interno di due cerchi, uno per il Mediterraneo occidentale, uno per la parte orientale. Questi cerchi sono divisi in sedici parti, fornendo la mappa con sedici corrispondenti direzioni del vento . Inoltre, comprende un bi-direzionale scala subdivised in diversi segmenti corrispondenti a 200, 50, 10, e 5 miglia. Il valore esatto di questi "miglia portolano" è difficile da calcolare nell'attuale unità, date le discrepanze tra le aree geografiche su questa mappa e gli altri, ma è convenzionalmente accettato di essere di circa 1,25 km

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Ugolino e Vadino Vivaldi

Messaggio da leggereda Veldriss il 24 gennaio 2013, 16:29

I fratelli Ugolino e Vadino (o Guido[1]) Vivaldi (date e luoghi di nascita e morte incerti) furono due navigatori genovesi del XIII secolo.
Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri e delle ultime piazzeforti cristiane in Medioriente le vie terrestri per il commercio delle spezie erano divenute impraticabili e si avvertiva l'esigenza di aprire una via commerciale alternativa. Diversi mercanti e patrizi genovesi, tra cui Tedisio Doria finanziarono dunque una spedizione che avrebbe dovuto giungere "ad partes Indiae per mare oceanum" ("all'India attraverso il mare").
Non si conosce con certezza il tragitto che intendevano seguire per arrivare in India: per alcuni essi intendevano circumnavigare l'Africa, come poi fecero Bartolomeo Diaz e Vasco da Gama, per altri intendevano attraversare l'Atlantico, come fece Cristoforo Colombo.
Nel 1291 i due fratelli salparono da Genova con due galee (l'Allegranza e la Sant'Antonio) e 300 marinai; la spedizione era accompagnata anche da due frati francescani. Tuttavia dopo aver passato lo stretto di Gibilterra e aver iniziato la discesa lungo le coste africane, della spedizione si persero le tracce dopo capo Juby, ai confini meridionali del Marocco e nessuno fece mai ritorno.
Furono formulate diverse ipotesi sulla sorte dei navigatori. Le galee, a remi e con scafo basso e sottile non erano del resto navi adatte per la navigazione sull'oceano; inoltre non era ancora utilizzata la bussola e la navigazione poteva solo avvenire lungo la costa, con frequenti approdi. È possibile che la spedizione avesse toccato le isole Canarie e forse fece naufragio alla foce del fiume Senegal.
Nel 1315, il figlio di Ugolino, detto Sorleone, organizzò e condusse una infruttuosa spedizione sulle tracce del padre e dello zio.
Nel 1455 un navigatore genovese narrò in una lettera di aver incontrato in Africa, nei pressi del fiume Senegal, un giovane "della nostra stirpe", che diceva di discendere dai superstiti di quella spedizione.
Secondo i racconti leggendari che si svilupparono dopo il fallimento della spedizione, i due fratelli genovesi avessero effettivamente circumnavigato l'Africa e sarebbero giunti in Etiopia, dove sarebbero stati catturati dal Prete Gianni, un leggendario re cristiano. Non molti anni dopo Dante Alighieri era forse a conoscenza del fallimento della spedizione quando compose nel XXVI canto del suo Inferno la storia del viaggio di Ulisse oltre le Colonne d'Ercole.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ugolino_e_Vadino_Vivaldi
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Campano da Novara

Messaggio da leggereda Veldriss il 26 gennaio 2013, 0:07

Campano di Novara o Giovanni Campano (Novara, 1220 – Viterbo, 1296) è stato un matematico, astronomo e astrologo italiano.
Tra i più importanti scienziati e matematici del secolo XIII (anche Ruggero Bacone lo citò come uno dei più grandi matematici a lui contemporanei), Campano è conosciuto anche come Johannes Campanus (che è tuttavia anche il nome di un Johannes Campanus anabattista belga del Cinquecento).
Nel 1255 aveva pubblicò un'edizione latina degli Elementa geometriae di Euclide ed un importante commento all'opera, introducendo un sistema di calcolo degli angoli del pentagono. Il testo, in 15 libri, fu utilizzato per circa due secoli e sarà stampato a Venezia nel 1482 (Preclarissimus liber elementorum Euclidis). L'opera si basa su una traduzione in lingua araba dell'originale testo greco. Campano ebbe inoltre probabilmente presente la traduzione latina eseguita intorno al 1120 da Adelardo di Bath.
Fu cappellano di papa Urbano IV (in un documento delle Curia del 1261 pontificia se ne attesta la presenza e se ne parla come di uno dei quattro migliori matematici viventi) e medico personale di papa Bonifacio VIII e viaggiò in Arabia e in Spagna. Su ordine dello stesso Urbano IV (1261-1264) egli si occuperà anche di astronomia e realizzerà la Theorica Planetarum, nella quale descrisse geometricamente i moti dei pianeti e il modo per realizzare un planetario. I dati sui pianeti sono tratti dall'Almagesto e dalle Tavole Toledane dell'astronomo arabo Azarquiel.
Dopo trent'anni di presenza nella curia pontificia a contatto con i maggiori filosofi naturali dell'epoca, raccolse un enorme patrimonio immobiliare, stimato alla morte da un ambasciatore aragonese in più di 12 000 fiorini: una ricchezza legata con ogni probabilità alla sua attività di medico. Negli ambienti curiali fu assai fortunata una benefica pillola da lui fabbricata, di cui poi si lesse la ricetta nel Breviarium Praticae. Si ricorda anche una sua splendida dimora presso a Viterbo, in una zona di bagni termali, nella quale abitò negli ultimi anni della sua vita.
Di lui ci restano l'Abbreviatio equatorii planetarum, il Canon pro minutionibus et purgationibus, il Computus maior, il Tractatus de sphera, il De computo ecclesiastico, un Calendarium, i commenti ad Euclide e all'Almagesto. Secondo una recente ipotesi sarebbe a lui attribuibile anche lo Speculum astronomiae, importantissimo catalogo di opere astrologiche, che distingueva magia lecita dall'illecita. Da lui prende il nome un sistema di domificazione in astrologia. Gli è inoltre stato intitolato il cratere Campano, all'estremo sud-occidentale del Mare Nubium, sulla Luna.

http://it.wikipedia.org/wiki/Campano_da_Novara
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Mappa di Hereford

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2013, 21:58

La Mappa di Hereford è uno dei più famosi esempi di Mappa Mundi medievale. Fu dipinta fra il 1276 e il 1283 in Inghilterra da Richard di Haldingham e riproduce il mondo allora conosciuto fondando la propria rappresentazione sulla base di nozioni storiche, bibliche, classiche e mitologiche.
È conservata nella cattedrale di Hereford.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Mappa_di_Hereford

Locations
0 – At the centre of the map: Jerusalem, above it: the crucifix.
1 – Paradise, surrounded by a wall and a ring of fire. During World War II this was printed in Japanese textbooks since Paradise appears to be roughly in the location of Japan.[4]
2 – The Ganges and its delta.
3 – The fabulous island of Taphana, sometimes interpreted as Sri Lanka or Sumatra.
4 – Rivers Indus and Tigris.
5 – The Caspian Sea, and the land of Gog and Magog
6 – Babylon and the Euphrates.
7 – The Persian Gulf.
8 – The Red Sea (painted in red).
9 – Noah's Ark.
10 – The Dead Sea, Sodom and Gomorrah, with the River Jordan, coming from the Sea of Galilee; above: Lot's wife.
11 – Egypt with the River Nile.
12 – The River Nile (?), or possibly an allusion to the equatorial ocean; far outside: a land of mutants, possibly the Antipodes.
13 – The Azov Sea with rivers Don and Dnieper; above: the Golden Fleece.
14 – Constantinople; left of it the Danube's delta.
15 – The Aegean Sea.
16 – Oversized delta of the Nile with Alexandria's Pharos lighthouse.
17 – The legendary Norwegian Gansmir, with his skis and ski pole.
18 – Greece with Mt. Olympus, Athens and Corinth
19 – Misplaced Crete with the Minotaur's circular labyrinth.
20 – The Adriatic Sea; Italy with Rome, honoured by a popular Latin hexameter; Roma caput mundi tenet orbis frena rotundi ("Rome, the head, holds the reins of the world").
21 – Sicily and Carthage, opposing Rome, right of it.
22 – Scotland.
23 – England.
24 – Ireland.
25 – The Balearic Islands.
26 – The Strait of Gibraltar (the Pillars of Hercules).
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Mappa Mundi

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 novembre 2013, 22:01

Mappa mundi (plurale mappae mundi) è il termine con cui in generale si indicano le mappe del mondo di epoca medievale. Queste mappe variavano in grandezza e complessità da piccoli schemi di pochi centimetri a grandi mappe di anche qualche metro di dimensione, come ad esempio la mappa di Hereford (diametro 1,5 metri) e la mappa di Ebstorf (3,5 metri di diametro).
Approssimativamente le mappe sopravvissute dal Medio Evo ai giorni nostri sono 1.100. La maggior parte, circa 900, si trovano come illustrazioni di manoscritti, mentre le restanti sono mappe a sé stanti.

Classificazione delle mappae mundi
Le mappe medievali possono essere distinte in quattro catogorie: (1) mappe zonali o macrobiane; (2) mappe T-O tripartite e (3) quadripartite a seconda che venisse rappresentato o meno l'emisfero meridionale chiamato al tempo antipodi ; (4) mappe complesse.

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Mappe zonali
Le mappe zonali avevano lo scopo di rappresentare la Terra come divisa in cinque zone climatiche: due zone di clima freddo ai poli, un clima torrido all'equatore e due zone intermedie di clima temperato. Si riteneva che solo le due fasce di clima temperato potessero essere abitate e si credeva che fosse impossibile riuscire ad attraversare il clima torrido. Per questo motivo si discuteva sul fatto se l'emisfero meridionale (gli "antipodi") fosse o no abitato: nella prospettiva cristiana per cui tutta l'umanità discendeva da Adamo ed era stata redenta da un solo Cristo, l'ipotesi dominante era che gli antipodi fossero disabitati.
Le mappe zonali vengono anche dette macrobiane, infatti la maggior parte delle mappe di questo tipo si trovano sulle copie del Commentario di Macrobio al Somnium Scipionis di Cicerone.

Mappe T-O tripartite
Le mappe T-O mostrano solo la parte abitata conosciuta dell'emisfero settentrionale. Il loro nome deriva dal fatto che erano mappe circolari, il Mediterraneo era rappresentato a forma di T e divideva i tre continenti Asia, Africa e Europa, tutti circondati da un grande oceano, la O (vedere figura a lato). Queste mappe hanno alimentato la falsa credenza moderna che la gente medievale ritenesse la Terra piatta. In realtà questa era una rappresentazione di convenienza, dato che rappresentava solo le terre conosciute, ed aveva altresì valore simbolico, infatti Gerusalemme veniva posta al centro della mappa e l'oriente, dove si pensava fosse il Giardino dell'Eden, veniva disegnato in alto.

Mappe T-O quadripartite
Nelle mappe T-O potevano anche essere aggiunti, come quarta zona, gli antipodi. Questi venivano rappresentati come un lembo di terra separato dagli altri continenti ed ovviamente, trattandosi di un territorio sconosciuto, privo di ogni dettaglio geografico. Le mappe quadripartite sono anche dette beatìne perché molte di queste sono state trovate su un commentario all'Apocalisse scritto da Beato di Liébana.

Mappe complesse
Le mappe complesse sono le mappae mundi più famose. Sebbene la maggior parte di esse adottino uno schema T-O modificato, esse sono molto più dettagliate: raffigurano molti dettagli costieri, montagne, fiumi, città, capitali e province. Molte di esse includono personaggi ed eventi storici, biblici e mitologici. Altre mostrano piante ed animali esotici che i cartografi medievali conoscevano attraverso i testi latini e greci. Alcune di queste mappe sono anche molto grandi: prima della sua distruzione durante le Seconda guerra mondiale la più grande era la mappa di Ebstorf che aveva un diametro di 3,5 metri, mentre ora la più grande esistente è la mappa di Hereford con un diametro di 1,5 metri.

Utilizzo delle mappae mundi
Agli occhi moderni le mappae mundi possono sembrare superficiali, primitive e poco accurate. Tuttavia queste mappe non erano pensate per essere usate come carte da viaggio o navigazione, e non avevano la pretesa di mostrare le terre e le acque in maniera proporzionata. Esse erano piuttosto degli schemi per illustrare diversi concetti. Quelle più semplici, spesso inserite all'interno di trattati ed opere enciclopediche, erano in pratica dei diagrammi che servivano ad illustrare l'insegnamento di idee quali la sfericità della Terra, la distinzione delle zone climatiche, i tre continenti conosciuti.
Le mappe più grandi avevano spazio per illustrare altri concetti come i punti cardinali, i territori lontani, le storie della Bibbia, gli eventi storici e mitologici, la flora e la fauna. Nella loro forma più completa, come quelle di Ebstorf ed Hereford, le mappae mundi erano delle piccole enciclopedie della conoscenza medievale.

Fine della tradizione
Nel corso del Medio Evo cominciò a svilupparsi un altro tipo di mappa concepito per la navigazione nel Mediterraneo. Queste mappe, dette carte portolaniche erano caratterizzate dal disegno molto accurato delle coste e dalla presenza delle linee lossodromiche: un esempio famoso è l'Atlante Catalano di Abraham Cresques.
Nel Tardo Medio Evo, con l'avvento del Rinascimento, gli europei riscoprirono le opere degli studiosi greci. Nel campo della geografia ebbe molta influenza il sistema di latitudine e longitudine sviluppato da Tolomeo nel II secolo.
Nel corso del tempo queste nuove idee soppiantarono la vecchia tradizione delle mappae mundi. Uno degli ultimi esempi di questa tradizione, la grande Mappa di Fra Mauro, può essere vista come un ibrido, che incorpora il disegno delle coste nello stile portolano nello schema delle vecchie mappae mundi complesse.

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