ECONOMIA E COMMERCIO

Commercio, istituzioni, usi e costumi, istruzione...

Arti di Firenze

Messaggio da leggereda Veldriss il 18 dicembre 2012, 16:41

Le Arti di Firenze iniziano a costituirsi come corporazioni delle arti e mestieri tra il XII ed il XIII secolo; si trattava di associazioni laiche nate per la difesa ed il perseguimento di scopi comuni che riunivano gli appartenenti ad una stessa categoria professionale o chi esercitava lo stesso mestiere ed a cui va attribuita la buona parte del merito per lo straordinario sviluppo economico che permise a Firenze di diventare una delle più ricche e potenti città del medioevo europeo.

La formazione

« Firenze fu il centro di una così grande cultura perché fu la sede delle maggiori libertà che erano allora possibili »
(Giovanni Villani I primi due secoli della storia di Firenze)

Le Arti furono la forma medievale organizzata di tutte le attività economiche cittadine: commercio, finanza, industria manifatturiera e artigianato; la prima arte di cui si ha notizia riguardo alla sua formazione è quella di Calimala, nel 1150 e intorno al 1193 esistevano già sette corporazioni, strutturate in modo pressoché identico: i membri eleggevano un consiglio composto da un certo numero di consoli, tra cui veniva eletto un capo che ne curava tutti gli interessi.
L'ingresso nelle corporazioni era regolato da precise condizioni: essere figli legittimi di un membro della stessa arte, dare prova della propria abilità artigiana e pagare una tassa. I membri erano generalmente divisi in maestri (che possedevano le materie prime e gli attrezzi e vendevano le merci prodotte nella propria bottega), apprendisti e garzoni.
Ciascuna arte aveva il proprio Statuto, con pieno valore di legge, e poteva emettere sentenze nelle controversie tra i membri o tra questi e i loro sottoposti (quelle delle Arti Maggiori erano considerate inappellabili). Nel Trecento venne creato il cosiddetto Tribunale di Mercatanzia, per le cause tra gli appartenenti alle diverse corporazioni. Le arti proteggevano i propri membri dalla concorrenza di altre città o di persone non appartenenti alla corporazione e garantivano la qualità del lavoro con un'attenta opera di supervisione sulle diverse botteghe. Si occupavano inoltre di organizzare l'orario di lavoro, stabilendo i giorni festivi, e di alcuni servizi pubblici. Nel corso del Quattrocento istituirono persino il corpo delle Guardie di città che reprimeva le frodi e si occupava dell'organizzazione di fiere e mercati, oltre a proteggere le vie durante la notte.
Fin dall’inizio, però, le Arti non ebbero tutte pari dignità; inizialmente divise in sette Arti Maggiori e quattordici Arti Minori, alcune di queste ultime divennero successivamente Arti Medie; il popolo minuto, non appartenente a nessuna delle arti, si sollevò nel 1378 durante il cosiddetto tumulto dei Ciompi, a seguito del quale si ebbe la formazione di tre nuove Arti dette del popolo di Dio. Gli appartenenti alle Arti Maggiori erano imprenditori, importatori di materie prime, esportatori di prodotti finiti, banchieri, commercianti e professionisti come giudici, notai e medici; gli appartenenti alle Arti Minori erano tutti i maestri d’opera ed i loro lavoranti occupati nella lavorazione del ferro, cuoio, legno, e nel settore alimentare in genere. Ci furono però anche dei mestieri che non raggiunsero mai la condizione di arte indipendente, ma dovettero associarsi a quelle già esistenti, come accadde nel caso dei pittori, che normalmente si iscrivevano all’Arte dei Medici e Speziali.

Le Arti Maggiori
Le sette corporazioni che presero il nome di Arti Maggiori, si erano costituite tra la seconda metà del XII secolo e la prima metà del XIII secolo, staccandosi progressivamente dalla corporazione "madre" di Calimala; prima nacque l'Arte del Cambio, poi quella dei Giudici e dei Notai e della Lana, finché ciascuna di esse acquistò una propria specifica fisionomia, fissata dalle norme contenute nei loro statuti, che ne regolavano il funzionamento e gli organi di rappresentanza. Nel 1266 la sede principale delle Arti Maggiori era ancora Calimala e in quell'anno venne deciso che queste associazioni si organizzassero in modo ancora più stabile, ognuna con il proprio gonfalone, sotto il quale radunare all'occorrenza il popolo in armi. Gli iscritti a queste corporazioni si trovarono a gestire e ad amministrare grandi interessi e riuscirono a creare rapporti commerciali e finanziari in molte parti del mondo; il loro primato a livello economico li condusse entro la fine del Duecento alla guida della Repubblica fiorentina, alla cui grandezza e splendore contribuirono significativamente dando il via a tutta quella serie di lavori pubblici che ancora oggi restano a testimoniare la ricchezza e la potenza della città.
Di seguito sono elencate le sette Arti Maggiori:
Arte dei Giudici e Notai
Arte dei Mercatanti (o di Calimala)
Arte del Cambio
Arte della Lana
Arte della Seta (o di Por Santa Maria)
Arte dei Medici e Speziali
Arte dei Vaiai e Pellicciai

Giudici e Notai
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Calimala
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Cambio
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Lana
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Seta (Por Santa Maria)
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Medici e Speziali
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Vaiai
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Le Arti Minori
Le quattordici corporazioni dette Arti Minori, cominciarono a costituirsi separatamente e ciascuna con un proprio statuto solo dopo la metà del Duecento; inizialmente infatti, erano tutte riunite e confederate in un'unica associazione, con una rappresentanza in comune, ma dal 1266 in poi iniziarono ad assumere una propria identità specifica; l'Arte dei Vinattieri nacque proprio in quell'anno, quella dei Calzolai esisteva già nel 1273 e le prime notizie sull'Arte dei Cuoiai risalgono al 1282. Gli iscritti alle Arti Minori furono molto numerosi e in certi casi radunarono anche gli appartenenti ad altre categorie professionali, con le quali esisteva una certa affinità di mestiere o perché essendo di irrilevante importanza politica, cercavano l'appoggio di quelle già ufficialmente riconosciute. Trattandosi però di corporazioni dal carattere prettamente artigiano, le cui attività venivano esercitate praticamente solo a livello locale, il loro coinvolgimento nella vita politica cittadina fu generalmente più limitato rispetto a quello delle Arti Maggiori e pur avendo contribuito in modo significativo all'affermazione del guelfismo, rimasero sempre relegate in questa condizione di "minorità". È per questo che, nonostante l'operosità ed il pregio dei manufatti prodotti da alcune di queste Arti, rinomati anche fuori Firenze, i nomi dei loro soci appaiono in modo solo sporadico ed occasionale tra gli eletti alle magistrature cittadine.
Di seguito sono elencate le quattordici Arti Minori:
Arte dei Beccai
Arte dei Calzolai
Arte dei Fabbri
Arte dei Maestri di Pietra e Legname
Arte dei Linaioli e Rigattieri
Arte dei Vinattieri
Arte degli Albergatori
Arte degli Oliandoli e Pizzicagnoli
Arte dei Cuoiai e Galigai
Arte dei Corazzai e Spadai
Arte dei Correggiai
Arte dei Legnaioli
Arte dei Chiavaioli
Arte dei Fornai

L'ascesa politica
Le Arti furono contrapposte per tutto il XIII secolo alle antiche consorterie di origine aristocratico-feudale, inurbatesi già a partire dal XI secolo e che controllavano e gestivano saldamente il funzionamento delle istituzioni politiche cittadine; troviamo così eletti alle più alte magistrature fiorentine gli esponenti delle famiglie degli Uberti, Guidi, Alberti o Pazzi.
L’ascesa delle corporazioni partì innanzitutto dalla rivendicazione dell’esercizio di un ruolo politico attivo nel governo comunale, in nome del grande sviluppo economico e commerciale della città, di cui i loro iscritti erano i principali fautori; l'appoggio delle corporazioni al partito guelfo, si rivelò fondamentale per la definitiva sconfitta dei ghibellini a Firenze ed il loro crescente coinvolgimento nelle istituzioni è già rintracciabile a partire dal 1250 durante il cosiddetto Governo del Primo Popolo. L'avversità nei confronti del partito nemico è infatti chiaramente rintracciabile anche negli statuti più antichi che ci sono pervenuti, in base ai quali l'essere guelfo era considerato uno dei requisiti "morali" indispensabili ai fini stessi dell'immatricolazione.
Nel 1266 le Arti Maggiori ottennero finalmente il riconoscimento come soggetto giuridico ma la lotta tra guelfi e ghibellini continuò anche negli anni successivi, creando una situazione di grande instabilità a Firenze fino alla nascita del Priorato delle Arti nel 1282; oltre a rappresentare la vittoria del guelfismo, il Priorato consentì agli esponenti delle Arti Maggiori di affiancare i magnati nelle più alte cariche di governo, imponendo l’obbligo di iscriversi anche solo formalmente ad una delle corporazioni per poter accedere alle magistrature. Nel 1285 vennero create le Arti Medie, consentendo anche ai loro rappresentanti di partecipare alla vita politica cittadina. Gli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella del 1293, esclusero infine i magnati dal governo fiorentino e benché successivamente attenuati, segnarono la definitiva conquista del potere da parte del ceto borghese sulle famiglie di antico lignaggio aristocratico e cavalleresco.

Le Arti nel Trecento
Agli inizi del Trecento Firenze intraprese un'intensa politica di espansione verso il contado, ai danni dei signori feudali che vivevano nei territori circostanti. Al suo interno, invece, il clima politico si fece sempre più rovente; infatti, dopo l'entrata in vigore degli Ordinamenti, che avrebbero dovuto consegnare stabilmente il governo nelle mani dell'oligarchia guelfa, i magnati, piuttosto che rassegnarsi alla definitiva esclusione dalle magistrature, si convertirono al guelfismo, portando stavolta il partito guelfo alla spaccatura in un due fazioni rivali, i Bianchi e i Neri. Si riproponeva così una situazione del tutto analoga a quella che aveva caratterizzato il secolo precedente; alla fine prevalsero i Neri ed il loro capo, il magnate Corso Donati, restò alla guida della città fino al 1307, dopo aver fatto uccidere ed esiliare decine di avversari, tra cui Dante Alighieri.
Tutto ciò non deve indurre a pensare che niente fosse cambiato; gli esponenti delle Arti Maggiori infatti si erano molto avvicinati a quelli dell'antica aristocrazia, di cui ora tentavano di imitare lo stile di vita. I grandi banchieri ed i ricchi mercanti mantennero quei privilegi che fino a 50 anni prima erano riservati solo alla nobiltà e per cui avevano così caparbiamente lottato; adesso, la marcia di raggiungimento del medesimo status sociale poteva dirsi conclusa ed in questo gli Ordinamenti rappresentano un punto di non ritorno nella storia della città.
Le Arti si mantennero saldamente al potere al fianco dei magnati per tutto il Trecento; se si esclude il breve periodo della tirannia del Duca di Atene, Gualtieri VI di Brienne, cacciato nel 1343, la politica fiorentina pare mostrare una certa linea di continuità. Gli affari continuarono a prosperare fin verso gli anni quaranta del Trecento, quando il fallimento dei banchi dei Bardi e dei Peruzzi e la peste nera del 1348 segnarono una notevole battuta di arresto nello sviluppo economico della città che cercò di riprendersi al più presto affidandosi come sempre al suo motore economico.

Il tumulto dei Ciompi
Tra la fine del Duecento e la prima metà del Trecento si verificò un fenomeno molto significativo che portò alla modifica dei processi di lavorazione all'interno delle Arti; fin dalla loro comparsa infatti, uno dei cardini sul quale si reggeva il sistema corporativo era il rapporto tra maestro ed allievo, attraverso il periodo di formazione che ogni matricola doveva svolgere in base ad un contratto stipulato secondo le norme di ciascuna corporazione.
Il periodo di apprendistato divenne sempre più lungo e si cominciò a retribuire indistintamente tutti i lavoranti della bottega; questa fu la spia di un cambiamento importante perché gli apprendisti dovevano in teoria prestare il loro servizio gratuitamente in cambio dell'insegnamento ricevuto dal maestro, per poter essere in grado di aprire un'attività in proprio una volta terminato il praticantato.
Il lavoro a salario divenne molto diffuso ed impedì a coloro che avevano ormai raggiunto il grado di maestri di aprire la propria bottega. Molti maestri, a loro volta, furono costretti dalle grandi compagnie commerciali a lavorare in esclusiva per loro imponendo anche il prezzo per la lavorazione delle materie prime; ciò avvenne soprattutto nel settore della trasformazione della lana e della seta ed infatti nel 1378, il cosiddetto Tumulto dei Ciompi interessò proprio i salariati sottoposti a vario titolo nell'Arte della Lana.

Le Arti nate dal Tumulto dei Ciompi
Arte dei Ciompi
Arte dei Tintori
Arte dei Farsettai

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http://it.wikipedia.org/wiki/Arti_di_Firenze
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Worshipful Company of Curriers

Messaggio da leggereda Veldriss il 18 dicembre 2012, 16:46

La Worshipful Company of Curriers (in italiano, Corporazione dell'arte dei Cuoiai o Galigai) è una delle centootto Livery Companies della Città di Londra.
Coloro che si occupavano della concia e della lavorazione delle pelli erano iscritti all'arte dei cuoiai o galigai associati intorno al 1272 a Londra.
La tradizione inglese dell'arte di lavorare e decorare di cuoio raggiunse nel XVI e XVII secolo il massimo livello qualitativo; il Rinascimento ha raggiunto l'Inghilterra grazie all'arrivo di cortigiani italiani che hanno introdotto l'arte, la filosofia e le scienze dell'antichità classica. Nel 1606 il Re Giacomo I emanò ai pellettieri londinesi la carta reale.
Adesso l'associazione è a scopo benefico, che aiuta la Corporazione della Città di Londra. Nel 2012-13 il Maestro della Curriers' Company è Dr. Donald Adamson.
Il motto dei Pellettieri di Londra è Spes Nostra Deus.

http://it.wikipedia.org/wiki/Worshipful ... f_Curriers
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Worshipful Company of Painter-Stainers

Messaggio da leggereda Veldriss il 18 dicembre 2012, 16:46

La Worshipful Company of Painter-Stainers è una delle centootto Livery Companies della città di Londra. Queste sono organizzazioni, gilde, di artisti, specialmente pittori; la Worshipful Company of Painter-Stainers esiste sin dal 1268. Il motto della gilda è Amor Queat Obedientiam. Nel XVII secolo, van Dyck rifiutò di farne parte.

http://it.wikipedia.org/wiki/Worshipful ... r-Stainers
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Gilda

Messaggio da leggereda Veldriss il 18 dicembre 2012, 16:47

La gilda, termine di origine incerta (forse dal germanico gelten, "valore", o dall'anglosassone gylta, "società religiosa") era una corporazione tipicamente germanica che si sviluppò a cavallo del I millennio. Praticamente definibile come corporazione di arti e mestieri, era una associazione tra tutti coloro che esercitavano una determinata professione.
Nella forma originaria la corporazione consisteva di un'associazione fondata su uno spirito di mutua assistenza tra i partecipanti, soprattutto nella difesa degli aderenti ad una comune confessione religiosa.
Nell'Inghilterra dell'anno Mille nacquero i primi statuti delle gilde inglesi, che comprendevano specifici patti di assistenza tra gli aderenti (ad esempio contro gli incendi delle abitazioni, che erano per lo più in legno, o per la riparazione di offese subite dai membri), mentre è del 1087 la prima gilda di mercanti.
La prima gilda di artigiani (nella fattispecie quella dei tessitori di Oxford) si costituì nel 1100, sotto il regno di Enrico I. In questo e nel secolo successivo le gilde presero piede anche in Germania (dove furono chiamate anche gildae mercatoriae) e nelle Fiandre; collateralmente si svilupparono altri tipi di associazioni come le hanse, che differivano per caratteristiche particolari, spesso non ben definite.
Sempre più prossime ad identificarsi con le corporazioni, le gilde ebbero nel XX secolo un ultimo momento di reviviscenza in Inghilterra durante la prima guerra mondiale e nei periodi immediatamente successivi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gilda_(storia)
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Lega anseatica

Messaggio da leggereda Veldriss il 18 dicembre 2012, 16:49

La Lega anseatica fu un'alleanza di città che nel tardo medioevo e fino all'inizio dell'era moderna mantenne il monopolio dei commerci su gran parte dell'Europa settentrionale e del mar Baltico. La sua fondazione viene fatta risalire al XII secolo.
Fu in questo periodo che i mercanti delle varie città iniziarono a formare società, o Hanse, con l'intenzione di commerciare con le città straniere. Queste società lavorarono per acquisire degli speciali privilegi commerciali per i loro membri. Ad esempio, i mercanti di Colonia furono in grado di convincere Enrico II d'Inghilterra a garantire loro speciali privilegi commerciali e diritti di mercato nel 1157. Ogni città aveva un sindaco (e un consiglio) che rispondeva al Governatore della Lega Anseatica; il più importante fu Ronald Guternbach che fu un importante notabile di Lubecca.
Alla fine, alcune di queste città iniziarono a formare alleanze tra di loro, in forma di una rete di mutua assistenza che sarebbe diventata, appunto, la Lega Anseatica.

Cenni storici
La città principale della Lega Anseatica era Lubecca, fondata da Enrico il Leone di Sassonia nel 1159.
La sua posizione sul Baltico le diede accesso ai commerci con Scandinavia e Russia, portandola in competizione diretta con gli scandinavi che avevano in precedenza controllato gran parte delle rotte commerciali del Baltico. La competizione finì a seguito di un trattato con i commercianti di Gotland.
Attraverso questo trattato, i mercanti di Lubecca ottennero anche l'accesso al porto russo di Velikij Novgorod, dove costruirono uno scalo commerciale. Lubecca, che aveva avuto accesso alle aree di pesca del Baltico e del mare del Nord, successivamente formò un'alleanza con Amburgo, un'altra città mercantile che controllava l'accesso alle rotte del sale provenienti da Luneburgo.
Le città alleate furono in grado di prendere il controllo di gran parte del commercio del pesce salato. Altre alleanze simili si formarono in tutto il Sacro Romano Impero. Con il passare del tempo, la rete di alleanze crebbe fino a comprendere più di 100 città, di cui l'unica italiana fu Napoli (entrata a far parte della Lega Anseatica nel 1164).
I coloni tedeschi costruirono numerose città anseatiche sul Baltico, come Reval (Tallinn), Riga e Dorpat (Tartu). Alcune di queste sono ancora piene di edifici e dello stile dei giorni della Lega Anseatica. La Livonia (le odierne Estonia e Lettonia) ebbe il suo parlamento Anseatico (dieta) e tutte le sue principali città erano membri della Lega.
Alla fine, la capitale dell'Hansa venne spostata a Danzica, che era il principale porto per le mercanzie polacche (all'epoca tedesche) trasportate lungo la Vistola. Altre importanti città membri della Lega furono Thorn, Elbing, Königsberg e Cracovia.
La Lega aveva una natura fluida, ma i suoi membri condividevano alcuni tratti. In primo luogo, gran parte delle città anseatiche vennero fondate o come città indipendenti, o ottennero l'indipendenza attraverso il potere di contrattazione collettivo della Lega.
L'indipendenza era comunque limitata; significava che le città dovevano lealtà diretta al rispettivo Imperatore, senza alcun legame intermedio alla nobiltà locale. Un'altra similitudine consisteva nel fatto che le città erano tutte collocate in posizione strategica lungo le rotte commerciali. Infatti, al vertice del loro potere, i mercanti della Lega Anseatica erano talvolta in grado di usare il loro potere economico (e in alcuni casi anche la loro forza militare - le rotte commerciali necessitavano di protezione, le navi della Lega erano bene armate) per influenzare la politica imperiale. L'imbarcazione anseatica tipica era la Cocca, un tipo di nave con una sola vela quadrata capace di trasportare grandi carichi.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Hanse
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Via della seta

Messaggio da leggereda Veldriss il 19 gennaio 2013, 14:34

Per Via della seta si intende il reticolo, che si sviluppava per circa 8.000 km, fatto di itinerari terrestri, marittimi e fluviali lungo i quali nell'antichità si erano snodati i commerci tra gli imperi cinesi e l'Occidente. Le vie carovaniere attraversavano l'Asia centrale e il Medio Oriente, collegando Chang’an (oggi Xi'an), in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente. Le diramazioni si estendevano poi a est alla Corea e al Giappone e, a Sud, all’India. Il nome apparve per la prima volta nel 1877, quando il geografo tedesco Ferdinand von Richthofen (1833-1905) pubblicò l'opera Tagebucher aus China. Nell'Introduzione von Richthofen nomina la Seidenstraße, la «Via della seta».

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I percorsi

La via della seta terrestre si divideva in due fasci di strade, uno settentrionale e uno meridionale.

Rami settentrionali
Sempre partendo da Chang'an ovvero Xi'an, salivano in direzione nord ovest attraversando l'attuale provincia cinese del Gansu (in parte anche navigando sul Fiume Giallo) fino a Dunhuang, importantissimo centro buddista con le celebri Grotte di Mogao. Lì si divideva in tre rami. Uno aggirava il deserto Taklamakan a sud (ai piedi del Tibet). Il secondo invece lo aggirava a nord (ai piedi dei TianShan, ovvero Monti Celesti). Questi due rami si riunivano a Kashgar. Il terzo ramo, invece, raggiunta Turpan attraversava i TianShan in direzione di Alma Ata (odierno Kazakistan). Tutti questi percorsi si riunivano poi nell’antica Sogdiana e da lì proseguivano attraverso quelli che oggi sono Uzbekistan, Afghanistan, Turkmenistan e Iran fino a Baghdad e poi (in buona parte sfruttando l’Eufrate) fino al Mediterraneo.
Un altro sotto-ramo, ancora più settentrionale, viaggiava lungo il fiume Oxus (oggi Amu Darya), passava tra Mar Caspio e Aral e raggiungeva la penisola di Crimea nella località detta La Tana. Quindi, attraversando Mar Nero e Mar di Marmara raggiungeva Bisanzio-Costantinopoli e, navigando nell’Egeo settentrionale, nello Ionio e nell’Adriatico arrivava fino a Venezia. È infatti La Tana la meta del primo viaggio dei fratelli Polo, padre e zio di Marco. Ma questo avveniva evidentemente in tempi molto più recenti. A quel punto la produzione della seta era già avventurosamente arrivata in Europa.

Rami meridionali
I percorsi meridionali sono essenzialmente un grande percorso che in Cina scende a sud per attraversare il Sichuan e raggiungere il Pakistan fino all’Oceano Indiano. Da molti porti di queste coste essa proseguiva poi per l’Occidente (Mar Rosso attraverso Aden e Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz), innestandosi a un certo punto persino su quello che fu l’itinerario marittimo di Nearco, ammiraglio di Alessandro Magno, nel viaggio di ritorno dalle terre dell’Indo. Se non risalivano il Golfo Persico, le merci attraversavano infine la Persia su varie direttrici raggiungendo comunque Baghdad e così via.

Via fluviale
Il percorso dei fiumi Oxo e Iassarte e del fiume che anticamente collegava il Lago d'Aral al Mar Caspio rappresentava una via fluviale molto importante per il trasporto delle merci lungo la Via della Seta. Terminale di tale via era la città di Saraj che sorgeva presso l'odierna Volgograd.

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Mare
La via della seta marittima partendo dalla Cina settentrionale raggiungeva quella meridionale, estendendosi agli odierni stati delle Filippine, di Brunei, Siam, Malacca, Ceylon, India, Iran, Iraq, Egitto, Giordania, Siria, Italia. Il 7 agosto 2005 si è reso noto che l'Antiquity and Monument Office di Hong Kong sta pensando di proporre la via della seta marittima come patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

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La pax mongolica, la fine oggettiva e il recente revival
L'espansione dell'impero mongolo in tutto il continente asiatico dal 1215 circa al 1360 diede stabilità economica alla grande area e ristabilì l'importanza della Via della seta come straordinario mezzo di comunicazione tra Oriente e Occidente, anche se ormai da diversi secoli la seta, prodotta già nella stessa Europa, vi aveva poca importanza. Tra il 1325 e il 1354, un grande viaggiatore musulmano marocchino, Ibn Battuta, arrivò a viaggiare nella Crimea e nell'attuale Medio Oriente, proseguendo fino ai principati mongoli degli eredi di Gengis Khan, di cui lasciò vivacissime descrizioni. Nel terzo quarto del XIII secolo, Marco Polo raccontò nel suo Il Milione di essere arrivato fino alla Cina e alla corte dell'imperatore-conquistatore mongolo Kublai Khan, di cui sarebbe diventato un consigliere di fiducia. Come lui (e in diversi casi prima di lui) viaggiarono su quelle piste numerosi missionari cristiani come Guglielmo di Rubruck, Giovanni da Pian del Carpine, Andrea di Longjumeau, Odorico da Pordenone, Giovanni de' Marignolli, Giovanni di Monte Corvino, Niccolò Da Conti.
Con la disintegrazione dell'impero mongolo e della sua pax mongolica la Via della seta perse la sua unicità politica, culturale ed economica, tornando a frantumarsi sotto i domini di principati locali essenzialmente di origine nomade, i quali traevano le loro ricchezze dal taglieggiamento dei commercianti che dovevano attraversare le loro terre e dal rapimento dei viaggiatori da vendere come schiavi sui loro mercati. I mongoli avevano ridotto alla ragione signorotti come quelli di Samarcanda, Bukhara e Khiva, ma gli eredi di questi ultimi tornarono a imporre il loro devastante e retrogrado imperio. Inoltre la Cina, dopo la cacciata della dinastia mongola degli Yuan, si era chiusa per reazione su sé stessa, impedendo l'accesso a tutti gli stranieri, compresi gli occidentali, già favoriti dagli odiati mongoli.
La rinascita dell'idea di Via della seta in anni recenti è dunque un fatto eminentemente e romanticamente culturale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Via_della_Seta
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Il commercio sahariano nel Medioevo

Messaggio da leggereda Veldriss il 19 gennaio 2013, 14:35

L'espansione dell'Impero del Ghana, centrato su quella che è oggi la Mauritania del sud, fu parallela all'aumento del commercio trans-saharaiano. Le economie mediterranee avevano bisogno di oro per battere moneta, ma potevano fornire sale, mentre i paesi dell'Africa occidentale avevano abbondanza di oro e bisogno di sale. Anche il commercio di schiavi era importante perché un grande numero di africani era mandato a nord, generalmente per svolgere il lavoro di servi. I paesi dell'Africa occidentale hanno importato schiavi soldati altamente qualificati. Molte delle vie commerciali diventarono istituzionalizzate: probabilmente la più importante finiva a Sigilmassa e Ifriqua nel territorio dell'attuale Marocco settentrionale. In quei luoghi e in altre città del Nordafrica, i commercianti berberi aumentarono i loro contatti con l'Islam, incoraggiando le conversioni religiose: già dall'VIII secolo i musulmani viaggiavano verso il Ghana. Molte persone in Ghana si convertirono all'Islam e questo era uno dei principali obiettivi del commercio dell'Impero. Attorno al 1050, il Ghana conquistò Audaghost, ma nuove miniere d'oro attorno a Bure ridussero i commerci che passavano attraverso la città, beneficiando invece i Soso, che successivamente fondarono l'Impero Mali.
Come il Ghana, il Mali era un regno musulmano, e sotto di esso, il commercio oro-sale proseguì. Altri beni di commercio meno importanti erano gli schiavi, noci di cola provenienti da sud e, come moneta, veniveno usate perline di vetro e conchiglie di ciprea dal nord. Fu sotto il Mali che le grandi città del fiume Niger, fra cui Gao e Djenné, prosperarono, in particolare Timbuktu che divenne famosa in Europa per la sua grande ricchezza. Importanti centri di commercio nella parte meridionale dell'Africa occidentale si svilupparono nella zona di transizione tra la foresta e la savana; fra queste ricordiamo Begho e Bono Manso (nell'attuale Ghana ) e Bondoukou (nell'odierna Costa d'Avorio ). Le vie commerciali occidentali continuarono ad essere importanti con Ouadane, Oualata e Chinguetti come maggiori centri di scambio in quella che oggi è la Mauritania, mentre le città Tuareg di Assodé e successivamente di Agadez crebbero su una via più orientale nell'odierno Niger.
La via commerciale trans-sahariana orientale portò allo sviluppo del longevo impero Kanem-Bornu, centrato sull'area del lago Ciad. Questa via era però meno efficiente ed ebbe grande preminenza solo quando c'era agitazione ad ovest, come durante le conquiste Almohadi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Vie_commer ... l_Medioevo
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Folco Portinari

Messaggio da leggereda Veldriss il 22 gennaio 2013, 23:47

Folco Portinari (Portico di Romagna, ... – 31 dicembre 1289) è stato un banchiere italiano.
Originario di Portico di Romagna, nell'Appennino forlivese, dove ancora oggi si può vedere il palazzo di famiglia dei Portinari, Folco fu priore di Firenze nel 1282 e padre di Beatrice (Bice), nella quale gran parte della critica identifica la giovane donna, musa ispiratrice di Dante.
Folco Portinari era direttore di una filiale di credito legata al Banco dei Medici e si arricchì enormemente con i proventi finanziari. All'epoca tutti i tipi di guadagno finanziario erano visti come frutto dell'usura e quindi come testimonianze di un peccato che portava l'anima del reo alla dannazione; per questo non fu infrequente che questi grandi banchieri offrissero una parte del loro guadagni, prima della morte, in commissioni artistico-devozionali, opere di carità e investimenti per la propria città. Anche Folco nel 1285, secondo la tradizione convinto da Monna Tessa, la governante di famiglia, e incoraggiato dal vescovo Andrea dei Mozzi, decise allora di donare una cospicua parte della sua fortuna per la fondazione dell'Ospedale di Santa Maria Nuova, tutt'ora l'ospedale principale del centro di Firenze. Si trattava della sezione femminile nell'odierno complesso delle Oblate; nel 1288 l'ospedale occupò, con una sede maschile, la collocazione odierna sull'altro lato della strada.
Folco abitava in alcune case dove sorse poi nel Quattrocento il palazzo Portinari Salviati (del quale è oggi visibile solo l'aspetto cinquecentesco), sede odierna della Banca Toscana. Morì il 31 dicembre 1289.[1] Fu sepolto, assieme ad altri membri della famiglia, nella vicina chiesa di Santa Margherita dei Cerchi, dove si trova probabilmente anche Monna Tessa, anche se la sua lapide si trova oggi murata nell'ex chiostro delle Ossa dell'Ospedale. Non riposerebbe qui invece, secondo alcuni studi recenti, la figlia Beatrice Portinari, verosimilmente sepolta nella tomba della famiglia del marito Simone de' Bardi in Santa Croce.
A Folco Portinari è intitolata la strada di Firenze che corre vicino all'Ospedale, esattamente dove si trovava il nucleo più antico dell'istituzione, tra via dell'Oriuolo e piazza Santa Maria Nuova.

http://it.wikipedia.org/wiki/Folco_Portinari
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Tuccio Guicciardini

Messaggio da leggereda Veldriss il 24 gennaio 2013, 20:28

Tuccio Guicciardini (Firenze, ... – 1294) è stato un banchiere, politico e mercante italiano.
Tra i primi personaggi di rilievo della famiglia Guicciardini, come il padre Guicciardino ricoprì alcune cariche politiche nella Repubblica di Firenze. In particolare seppe accumulare una consistente ricchezza che fondò il benessere familiare.
Ebbe due figli, Simone, il primo priore e gonfaloniere di giustizia della famiglia nel 1302, e Ghino.

http://it.wikipedia.org/wiki/Tuccio_Guicciardini
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Ducato (moneta)

Messaggio da leggereda Veldriss il 26 gennaio 2013, 14:45

Ducato è il nome di alcune monete sia d'argento sia d'oro. Furono emesse da molti stati sia dentro sia fuori d'Italia.

Ducato d'argento
Il ducato d'argento era il nome di un grosso emesso a Venezia per la prima volta dal doge Enrico Dandolo intorno al 1202. In seguito fu detto Matapan. Al dritto San Marco che consegna la bandiera al doge, al rovescio Cristo in trono.
Ducati d'argento furono coniati anche a Napoli, accanto a quelli d'oro.

Ducato d'oro
Il ducato d'oro era una moneta pari al fiorino di Firenze, emesso per la prima volta nel 1284[1] dal doge Giovanni Dandolo (1280-1288) e che in seguito prese il nome di zecchino. Il ducato d'oro di Venezia valeva 2 lire veneziane e 8 soldi.
Il ducato veneziano presentava al dritto il Doge che si inginocchia davanti a San Marco ed al verso Gesù Cristo dentro la "mandorla" con attorno l'iscrizione Sit tibi Christe datus quem tu regis iste ducatus. Pesava 3,44 g a 24 K.
Fu emesso con la stessa quantità di intrinseco e con gli stessi tipi fino alla caduta della Repubblica.
Il nome di ducato fu preso anche da altre monete simili, emesse da altre autorità: ducato papale, dell'Impero, di Milano, Rodi, Savoia, Urbino.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ducato_(moneta)
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