Regno di Serbia

Storia, Araldica, confini, alleati e nemici, gesta ed imprese...

Regno di Serbia

Messaggio da leggereda Veldriss il 17 febbraio 2010, 9:01

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DOSSIER: L'IMPERO DEI SERBI

Messaggio da leggereda Veldriss il 25 giugno 2012, 9:49

"Articolo estrapolato dalla rivista MEDIOEVO - marzo 2012"

Cliccate sull'immagine per ingrandire ;) (copertina esclusa)

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... l'articolo continua, ma supera il periodo storico che mi interessa ;)
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Stefano Uroš I

Messaggio da leggereda Veldriss il 23 novembre 2012, 23:29

Stefan Uroš I Nemanjić, in Serbo Стефан Урош I Немањић (... – 1277), fu un sovrano serbo dal 1243 al 1276.

Il regno
Terzo figlio di Stefano Prvovenčani e di Anna Dandolo (figlia del Doge di Venezia Enrico Dandolo), nella primavera del 1243 fu dichiarato Re di Serbia dal Popolo che si era sollevato contro suo fratello maggiore Stefano Vladislav I.
Durante il suo regno, i principali avversari della Serbia nei Balcani, in Epiro e in Bulgaria iniziarono un periodo di declino, e questo favorì la Serbia nel diventare una forte potenza locale.
Stefano Uroš incoraggiò lo sviluppo economico del Paese: chiamò nelle sue terre numerosi minatori sassoni che lavoravano in Ungheria per impiegarli nell'estrazione dell'argento nei giacimenti di Brskovo e Rudnik, e diede loro un'ampia autonomia amministrativa, nonché il diritto di professare liberamente la fede cattolica.
La grande quantità di argento estratto dalle miniere fu utilizzata per la coniazione di monete: ne furono, infatti, messe in circolazione grandi quantità che serivano nei commerci che Stefano Uroš volle intensificare soprattutto con le città dalmate di Ragusa e Cattaro.
In campo religioso, fu un uomo pio e devoto: la severità dei costumi della sua corte era rinomata anche all'estero. Finanziò la costruzione di diversi monasteri, e mantenne strettissimi rapporti con la Chiesa ortodossa serba; favorì, però, anche il culto cattolico dandogli ampia libertà ed autonomia non solo per immigrati sassoni, ma anche per sudditi delle città dalmate in cui il cattolicesimo era maggioritario.

Politica espansionistica
La politica di Uroš, nonostante i buoni rapporti commerciali coi popoli confinati, iniziò ben presto a diventare aggressiva nei loro confronti, per aumentare la propria influenza nei Balcani. Negli anni 1252–1253 intraprese una guerra proprio con la Repubblica di Ragusa e con il principato di Zahumlje. L'esercito di Zahumlje respinse l'assalto e il suo principe divenne vassallo dell'Ungheria assicurandosene la protezione. Dopo la sconfitta contro Zahumlje, Ragusa cercò alleati per respingere l'avanzata serba, e li trovò nella Bulgaria che nel 1254 invase larghe zone del regno serbo. Uroš corse ai ripari firmando con questi nemici trattati di pace.
Un importante alleato di Stefano era Michele VIII Paleologo, imperatore di Bisanzio: con lui aveva stretto buoni rapporti quando l'Impero bizantino risiedeva a Nicea, ma dopo che Michele riconquistò Costantinopoli nel 1261, le relazioni divennero più strette. L'Imperatore diede in moglie al figlio di Stefano, Milutin, sua figlia Anna. Forte dell'appoggio di Bisanzio, fu iniziata una seconda guerra contro Ragusa, favorita segretamente dalla stessa regina serba Elena d'Angiò. L'esercito serbo ebbe la meglio, e nel 1268 fu firmato un trattato di pace che prevedeva l'asservimento di Ragusa al regno di Serbia e il pagamento di un tributo annuale che la città dalmata elargì per oltre un secolo.
Stefano mosse nuovamente guerra anche a Zahumlje e riuscì ad inserirla nei propri domini. Contemporaneamente, attuò una forte politica accentratrice nei confronti delle regioni del suo regno, limitando di molto la loro autonomia, favorendo, così, la raccolta delle imposte che esse versavano allo stato centrale.

La disfatta
Stefano Uroš aveva un vicino potente e ingombrante: l'Ungheria. Dopo un lungo periodo di pace, nel 1268 decise di ivadere il ducato di Mačva nella regione di Belgrado, che apparteneva alla corona magiara e che era visto dagli ungheresi come avamposto per future conquiste. Nonostante gli iniziali successi, l'armata di Béla IV batté i Serbi, e lo stesso Stefano fu fatto prigioniero. In cambio della sua liberazione, l'Ungheria ottenne un trattato di amicizia con la corona serba: il figlio di Uroš, Dragutin fu dato in sposo alla figlia dell'erede al trono ungherese Stefano, Caterina. Caterina aveva una forte influenza sul marito, per questo Uroš si rifiutò di dare a suo figlio alcune terre perché le amministrasse secondo il costume ungherese. Dragutin ricorse contro suo padre a Béla IV che destituì Stefano Uroš dal trono di Serbia.
Perduto il potere, si ritirò nel monastero di Sopoćani che egli stesso aveva fondato, prese il nome di Simeone e rimase lì come monaco fino alla sua morte che avvenne nel 1277.

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Stefano II Dragutin

Messaggio da leggereda Veldriss il 23 novembre 2012, 23:32

Stefano III Dragutin Nemanjić (in serbo: Стефан Драгутин Немањић; 1252 – 12 marzo 1316) fu un sovrano serbo dal 1276 al 1282.

L'ascesa al trono
Primogenito di Stefano Uroš I e di Elena d'Angiò, sposò Caterina d'Ungheria, figlia dell'erede al trono d'Ungheria Stefano in séguito al trattato di pace tra Béla IV e suo padre, dopo il fallito tentativo da parte serba di annettersi alcuni territori sotto l'amministrazione magiara. Nel trattato di pace era previsto che Dragutin ottenesse il controllo della regione della Rascia. Quando Uroš glielo negò, temendo la troppa influenza della moglie ungherese negli affari dello stato, Dragutin si appellò a Béla IV che spodestò il re serbo e diede a lui la corona.

La politica interna
La nobiltà e la Chiesa ortodossa serba non avevano mai accettato la sua presa di potere, in ragione dell'appoggio ungherese che minava l'autonomia nazionale. Non fidandosi dell'aristocrazia, Dragutin decise di amministrare lo stato decentrando il potere a livello locale, ma lasciandolo nelle mani di una ristretta cerchia di familiari. A sua madre diede il governo delle regioni di Zeta, di Trebinje e dell'Alto Ibar, a suo fratello Milutin lasciò le terre che aveva ereditato da Stefano Uroš, e tenne sotto il proprio controllo diretto la Rascia.

La politica estera
Debitore verso la corona magiara, nonché imparentato con essa, Dragutin attuò nei confronti del Regno d'Ungheria una politica di pace. Contemporaneamente, decise di stringere relazioni amichevoli anche con l'Impero bizantino, rinunciando ad ogni volontà di allargare i propri domini. Questa politica di sostanziale pacifismo trovò nella nobiltà il più grande avversario. L'aristocrazia, infatti, vedeva, da una parte, diminuito il proprio potere a causa dell'influenza a corte dei notabili ungheresi, dall'altra, azzerata la possibilità di allargare i propri territori muovendo guerra a Bisanzio o all'Ungheria.

Re di Sirmia
La situazione non era più sostenibile. L'Assemblea dei notabili, riunita nel 1282 dichiarò il sovrano decaduto, e acclamò suo successore il fratello Milutin; in cambio, Milutin avrebbe nominato erede al trono serbo il figlio di Dragutin, Vladislav.
Nel 1284 Vladislav sposò una parente del re Ladislao IV d'Ungheria, e Dragutin ricevette dal sovrano magiaro le terre della Mačva in cui era compresa la città di Belgrado, e le aree bosniache di Soli e Usora. Per questi territori, venne creata la corona di Sirmia (Срем, Srem) con capitale Debrc, di cui Dragutin divenne re. Ben presto, spostò la propria residenza a Belgrado: fu il primo sovrano serbo nella storia della città. Negli ultimi anni del XIII secolo Stefano Dragutin allargò il proprio dominio sulle città di Braničevo e Kučevo.
Quando Milutin decise di non rispettare il patto con il fratello e di non nominare suo figlio Vladislav erede al trono, Dragutin, con l'appoggio dell'Ungheria, gli mosse guerra. Milutin ebbe la meglio e le truppe serbo-ungheresi dovettero ripiegare in Sirmia. Nel 1313, grazie alla mediazione dell'arcivescovo ortodosso Danilo II, i due fratelli raggiunsero un accordo di pace che confermava Milutin re di Serbia con pieni poteri e Dragutin re di Sirmia. Negli ultimi anni della propria vita, Dragutin abbandonò le strette relazioni con l'Ungheria e si avvicinò di più al regno di Serbia. Favorì le istituzioni religiose, costruendo diversi monasteri, come quello di Mala Remeta (Мала Ремета) nella Fruška Gora e ingrandendo quello di San Giorgio (Đurđevi Stupovi, Ђурђеви Ступови), vicino a Novi Pazar, dove fu sepolto. Poco prima di morire nel 1316 divenne monaco prendendo il nome di Teoktist: i suoi servitori scoprirono, esaminandone il cadavere, che aveva per lungo tempo cinto il cilicio, e ciò rafforzò l'idea che lo voleva persona devotissima e pia. È considerato Santo dalla Chiesa ortodossa serba.

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Stefano Uroš II Milutin

Messaggio da leggereda Veldriss il 23 novembre 2012, 23:37

Stefano Uroš II Milutin Nemanjić (serbo: Стефан Урош II Милутин Немањић; 1253 – 29 ottobre 1321) fu un sovrano serbo dal 1282 al 1321.

L'ascesa al trono
Figlio di Stefano Uroš I e di Elena d'Angiò, ascese al trono di Serbia nel 1282 dopo l'abdicazione di suo fratello Dragutin, spinto a cedere la corona dalla ribellione della nobiltà. Come contropartita, Dragutin gli chiese di nominare il proprio figlio Vladislav erede al trono. Milutin non accettò e Dragutin gli mosse guerra con l'aiuto dell'esercito ungherese. La battaglia fu favorevole a Milutin. I due fratelli si riconciliarono grazie all'intervento del'arcivescovo ortodosso Danilo II.

Le conquiste
Dragutin era stato destituito dalla nobiltà a causa della politica di pace che portava avanti con i vicini, in particolare con l’Impero bizantino, verso i cui territori, i notabili serbi non erano più autorizzati a muovere guerra per espandersi. Milutin al contrario, decise di invadere la Macedonia bizantina e il Nord dell’Albania.
Nel 1284 l’Albania fino alla città di Kroja, e la Macedonia, fino a Ohrid divennero serbe. Terminate le conquiste nei confronti di Bisanzio, si decise per l’attacco alla Bulgaria, allora divisa e dilaniata da guerre intestine: furono occupate la città di Ždrelo e le regioni di Braničevo e Kučevo che mise sotto la propria protezione. Al principe bulgaro Šišman diede in amministrazione la città di Vidin appena sottratta al controllo dei Tartari del Khanato dell'Orda d'Oro.
La perdita di Vidin fece infuriare Nogai Khan che si mosse con l’intero esercito alla volta della Serbia. In tutta fretta, Milutin organizzò un'ambasceria composta dai maggiori notabili serbi per placare la sua ira. Insieme numerosi doni, Milutin offrì ai tartari il proprio figlio Stefano Dečanski come ostaggio. Nogai Khan apprezzò la mossa diplomatica, portò con sé il ragazzo e la pace fu fatta. stefano poté tornare in Serbia solo nel 1299 alla morte del Khan.

L’alleanza con Bisanzio
Dopo aver sottratto la Macedonia a Bisanzio, Milutin volle che tale conquista gli fosse riconosciuta dall'imperatore, e che tra i due stati nascesse un'alleanza. Propose, così, ad Andronico II di prendere in moglie una principessa imperiale. Gli fu concessa la sorella di Andronico che, però, rifiutò; così la scelta cadde su Simonide, la figlia dello stesso imperatore. Le nozze furono celebrate nel 1299, e fu stabilita un’alleanza che si rivelò ben presto utile per Costantinopoli.
L'Impero d’Oriente aveva ormai perduto quasi tutti i propri possedimenti in Asia minore, caduti sotto il controllo degli Ottomani. Con le terre, erano venuti meno anche gli introiti dei tributi che permettevano all’Imperatore di pagare i salari delle truppe, in particolare di quelle mercenarie. Fu così che, privati delle paghe, i mercenari catalani si erano dati ad atti di razzia nei confronti del tesoro dei monasteri del Monte Athos. Milutin andò in soccorso dell’Imperatore, inviando un’armata guidata da Novak Grebstrek, che combatté i Turchi in Asia minore per più di un anno. Questo atto valse alla Serbia l'eterna gratitudine di Andronico.
Milutin volle intraprendere relazioni diplomatiche anche con la Santa Sede, prendendo contatti col papa Benedetto XI. La Chiesa latina aveva intenzione di convertire i Serbi al Cattolicesimo, e il sovrano non era per nulla contrario a questa ipotesi. Furono avviati negoziati che vennero, però, interrotti poiché Milutin aspirava ad una libertà che il Papato non poteva concedergli. Il fallimento delle trattative divenne definitivo, quando la Serbia entrò in conflitto con la corona ungherese.

Le guerre per la successione
Stefano Dečanski, il figlio di Milutin e della prima moglie Anna di Bulgaria, era stato disegnato erede al trono al momento della disputa dinastica con Dragutin. Quando i due fratelli si furono riconciliati, Stefano temette per la propria posizione. Riunì allora la nobiltà della terra di Zeta di cui era Signore, per difende la propria causa e ribellarsi, quindi, al re. Milutin, venuto a sapere del complotto, armò l’esercito e nel 1314 si presentò alla corte del figlio e lo arrestò; lo fece condurre a Skopje dove fu accecato, atto col quale veniva sancita l’impossibilità di un erede al trono di diventare re, secondo l’uso bizantino. Da Skopje fu, infine, esiliato a Costantinopoli, alla corte di Andronico II.
La figlia dell'Imperatore, Irene, che godeva della stima di Milutin, cercò di far dichiarare uno dei propri figli erede al trono serbo, ma sia i notabili che il popolo si opposero poiché non concepivano di avere un monarca che non fosse un Nemanjić. Restava in lizza il figlio di Dragutin, Vladislav, ma quando questi successe al padre sul trono di Sirmia, Minutin lo fece arrestare. L’Ungheria alleata di Vladislav, dichiarò guerra alla Serbia, ma Milutin reagì occupando tutte le terre che l’Ungheria aveva donato a Dragutin: la regione della Mačva e le città di Lupnik, Kudnik e Belgrado. I Magiari si appellarono al Papa Giovanni XXII che organizzò una larga alleanza di tutti i vicini della Serbia per abbattere Minutin e permettere all’Ungheria di riorganizzare l’esercito. Papa Giovanni chiamò in soccorso la Croazia e l’Albania. Mentre l’Albania si alleò con Milutin, la Croazia occupò la regione di Hum; l’esercito serbo mosse da Belgrado e sconfisse i Croati facendo prigioniero il fratello del sovrano Ban Mladen II Bribirski. La Croazia, così, fu costretta a firmare un trattato di pace, ma l'Ungheria, che aveva ripreso vigore, rioccupò tutte le terre che le erano state sottratte, per perderle nuovamente, sconfitta ancora dall’armata di Milutin il quale, però, non riuscì più a riprendere Belgrado.
Nel 1321, Stefano Dečanski ritornò da Costantinopoli e fu perdonato dal padre che, in ogni caso, considerò come proprio erede al trono il suo ultimo figlio Stefano Costantino, nato dal matrimonio con Elisabetta, la figlia di Stefano V d'Ungheria.

La politica interna
L'ambizione più grande di Milutin era far diventare la Serbia uno stato di primo piano nei Balcani; per farlo, era necessaria un'alleanza con una delle grandi potenze europee. L'alternativa era tra il Papato e l'Impero romano d'Oriente. Roma attuava una politica di accentramento assoluto del potere; la religione cattolica era una prerogativa imprescindibile per qualunque nazione si fosse posta sotto la protezione del Pontefice: Cattolicesimo significava lingua latina nei riti e nella cultura, significava anche sottomissione al Papa. Con Costantinopoli la situazione era diversa: le chiese ortodosse si esprimevano nelle lingue dei popoli sia nei riti che nelle manifestazioni culturali; oltre a ciò il Patriarcato greco godeva di un primato puramente d'onore. Anche l'Imperatore era molto meno esigente con i suoi vassalli e alleati: un sovrano che fosse entrato nella sfera d'influenza di Bisanzio avrebbe goduto di un potere molto più ampio che non alleandosi con Roma. Così, Milutin scelse Costantinopoli che prese in tutto e per tutto come modello.
Iniziò, quindi, una serie di riforme d’ispirazione bizantina, pur mantenendo vive le istituzioni tipicamente serbe come l’assemblea del Popolo. Creò gli Uffici giuridici in cui venivano uniformate le procedure giudiziarie e decise le composizioni dei tribunali, sulla base dell'uguaglianza dei cittadini, prescindendo dal loro rango. Alcune deliberazioni degli Uffici giuridici divennero vere e proprie leggi e fonti di diritto per la legislazione dei successori di Milutin.
In campo economico, la Serbia continuò a sfruttare le miniere d'argento rese operative da Stefano Uroš I, e rafforzò i legami commerciali con l'Impero d'Oriente e con la città libera di Ragusa di Dalmazia. I proventi di queste attività finanziarono le opere di Milutin. Sfruttando l’esistente sistema viario serbo, il sovrano fece erigere lungo le strade moltissimi monasteri non solo in tutto il regno, ma anche a Costantinopoli, Salonicco, sull'Athos (dove fortificò contro gli assalti dei mercenari catalani il monastero di Monastero di Hilandar) e a Gerusalemme. Milutin diede anche grande impulso alla sanità, finanziando i medici con ingenti somme d’oro sia perché curassero gli ammalati, sia perché mettessero a disposizione le proprie conoscenze e le insegnassero ai discepoli.
Anche l’educazione fu tra gli interessi del re: la filosofia greca e le tecniche d’insegnamento bizantine furono introdotte nel sistema formativo serbo. La costruzione di chiese e monasteri (il più importante dei quali è quello di Gračanica) e l’affidamento al clero orientale di importanti prerogative come l'insegnamento e la diffusione della cultura nazionale, fecero definitivamente della Serbia un regno cristiano ortodosso. La fede e l'appartenenza nazionale divennero per il Popolo serbo un tutt'uno che permane ancor oggi.
Stefano Uroš II Milutin Nemanjić morì nell'ottobre del 1321. Fu sepolto nel monastero di Branjska in Kosovo; la sua scomparsa riaccese la disputa per la successione al trono.

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Saba II di Serbia

Messaggio da leggereda Veldriss il 23 novembre 2012, 23:46

Saba II di Serbia, al secolo Predislav (... – 1269), è stato un arcivescovo ortodosso serbo.
Principe figlio del re Stefan Prvovenčani e nipote di San Sava, si fece monaco e divenne Metropolita di Peć e Arcivescovo di Serbia dal 1267 al 1269; è venerato come Santo dalla Chiesa ortodossa serba.
Divenuto monaco in giovane età si dedicò alla pratica ascetica nel desiderio di emulare lo zio. Dopo la morte di Arsenio I fu nominato Metropolita. Morì dopo meno di tre anni dalla sua ascesa al soglio di Peć. È venerato dalla Chiesa ortodossa serba, che lo ricorda il 21 febbraio.

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